L’unica colpa di questo gatto era quella di vivere. Per questo è stato ucciso da un pensionato di Vermiglio, nella provincia autonoma di Trento. Stando alle ricostruzioni dei media, era infastidito dalle deiezioni del micio su un maso di sua proprietà. “Infastidito”. Proprio così.

Il gatto faceva compagnia a un cittadino della piccola località della Val di Sole. L’uomo ne aveva segnalato la sparizione nei giorni scorsi. I Carabinieri della Stazione di Vermiglio hanno immediatamente concentrato l’attenzione su un pensionato. L’anziano ha ammesso le proprie responsabilità, raccontando di avere catturato l’animale con una cassetta-trappola costruita artigianalmente e di averlo poi annegato.

Il pensionato è stato denunciato. La pena per chi uccide un animale va da quattro mesi a due anni di reclusione. Ma è un rischio che quest’uomo concretamente non corre.

Nonostante le centinaia di denunce e di processi che seguiamo ogni anno, le leggi di cui è attualmente dotato il nostro Stato non sono affatto sufficienti a garantire una vera tutela degli animali”, ha spiegato Piera Rosati – presidente LNDC Animal Protection in un appello lanciato dall’Associazione a inizio 2021.

Innanzitutto, a livello legale, gli animali sono ancora considerati degli oggetti e non degli esseri senzienti. In secondo luogo, perché comunque tra riti abbreviati, sospensioni della pena e messa alla prova quasi nessuno sconta realmente nemmeno un giorno di prigione. Nessuno. Nemmeno questo anziano di Vermiglio. Ma anche se le frecce al nostro arco per le battaglie legali sono purtroppo spuntate da una legislazione carente, mai niente ci fermerà. Continueremo sempre le nostre battaglie nei tribunali per ottenere giustizia per le vittime di violenza e nella società per sensibilizzare e promuovere quel cambiamento culturale di cui si sente sempre di più il bisogno. Serve maggiore empatia e un maggiore rispetto per la vita di tutti”.

9 gennaio 2021