Rosati: “Crudeltà umana e assenza di punizioni esemplari. Le istituzioni devono attivarsi per promuovere il rispetto di tutte le creature viventi e prevenire atteggiamenti sociopatici che possono rappresentare un pericolo anche per gli altri esseri umani“.

occhiAngelo, Nerina, Ysy, Snoopy, Frittella, Junior, Eva, Pepito, Marinella, Anna, Frank, Laika, Rocky, Adamas, Fido, Sole. Questi sono solo alcuni degli animali che negli ultimi tempi sono stati torturati, seviziati, feriti o uccisi da persone che di umano hanno davvero poco. Alla lista vanno aggiunti anche tutti quei cani e gatti che erano e rimarranno senza nome, poiché la loro vita è stata spezzata prima del tempo e senza alcun motivo.

“La crudeltà verso gli animali è tirocinio della crudeltà verso gli uomini”, sosteneva il poeta latino Ovidio già 2000 anni fa, e questa tesi è confermata da numerosi studi moderni di psicologia che sottolineano come la violenza verso gli animali sia predittiva di una sociopatia che inevitabilmente andrà prima o poi a sfociare verso i propri simili umani. Che genitori potranno essere in futuro i ragazzi che a Sangineto (CS) hanno torturato e impiccato il cane Angelo? Che adulti potranno diventare i bambini che a Vittoria (RG) hanno ucciso a sassate una gattina senza nome per puro divertimento? Fin dove si potrà spingere la persona che a Pordenone ha seviziato e ucciso il povero Pepito?

Troppo spesso gli autori di questi gesti crudeli restano ignoti e questo rende ancora più difficile l’applicazione delle leggi e relative pene, per molti versi comunque insufficienti. “Non bastano le leggi – commenta Piera Rosati, Presidente di Lega Nazionale per la Difesa del Cane – È necessario uno scatto di civiltà da parte dei cittadini, delle forze dell’ordine e della magistratura. Servono pene esemplari, inappellabili, rapide e tempestive. Tutto questo però deve essere necessariamente accompagnato da un percorso culturale che coinvolga le scuole, i Comuni, le famiglie e che elevi la moralità di un Paese anziché subire la deriva civile di indisturbati criminali. Mi appello a prefetture, sindaci ed educatori affinché non restino a guardare ma facciano qualcosa di concreto per instillare un maggior senso di responsabilità e coscienza in tutta la cittadinanza”.

09 novembre 2016