Condannati i gestori e la veterinaria dell’allevamento “Amico Cane”. Gli animali sono sopravvissuti per anni in recinti piccoli e sporchi, le fattrici consumate dalle innumerevoli gravidanze, dallo stress e dalle patologie non curate. Rosati: Gli animali hanno vinto grazie ad una sentenza esemplare.

A gennaio 2018, dopo due anni di indagini da parte dei Carabinieri Forestali e al sequestro della struttura, il Pubblico Ministero di Verona aveva richiesto il rinvio a giudizio per i gestori e la veterinaria dell’allevamento “Amico Cane” di Isola della Scala in provincia di Verona. Nel “lager” venivano detenuti circa 300 cani e diversi animali da cortile in condizioni di assoluto degrado.

Tutti gli animali erano costretti a vivere in recinti non adeguati al numero di individui presenti, costantemente sporchi, in grave stato di denutrizione e affetti da numerose malattie come dermatiti, otiti, parodontiti, ernie, ulcere, lesioni cutanee ed oculari, tumori mammari, diarrea profusa e parassitosi. Le fattrici venivano sfruttate per la produzione di cucciolate senza alcuno scrupolo per la loro salute fisica e mentale e costrette a partorire nelle condizioni appena descritte. Inoltre, mancava qualsiasi forma di stimolo ambientale e opportunità di sgambamento con conseguente stress cronico.

“Siamo molto soddisfatti per questa sentenza, afferma Michele Pezone – Legale e Responsabile Diritti Animali di LNDC Animal Protection. “I reati contestati ai gestori e alla veterinaria erano il maltrattamento di animali, oltre all’indebita percezione di contributi pubblici per uno degli allevatori. Ebbene sono stati tutti condannati: i due allevatori, M.M. alla pena di 2 anni e 6 mesi di reclusione senza condizionale, W.M.  alla pena di 8 mesi e la veterinaria D.M. a 10 mesi. E’ stata inoltre disposta la sospensione dell’attività di allevamento per un anno”.

“Finalmente gli animali hanno avuto giustizia, commenta Piera Rosati – Presidente LNDC Animal ProtectionLe immagini provenienti da quel lager erano davvero difficili da sopportare. La verità è che ci sono purtroppo ancora troppi allevatori che considerano gli animali soltanto delle merci da sfruttare per il maggior guadagno possibile, senza il minimo riguardo per il loro benessere. Per questo motivo sosterremo sempre che la cosa migliore da fare è non alimentare questo business ma adottare un animale bisognoso dai tanti canili che da nord a sud sono pieni di cani in cerca di una famiglia.” 

“Chi decide invece di comprare un cane, dovrebbe quanto meno verificare di persona le condizioni dell’allevamento di provenienza e denunciare qualsiasi forma di maltrattamento come quella di questo caso. Solo così si potrebbe porre fine ai tanti abusi che purtroppo continuano a interessare tanti poveri animali”, conclude Rosati. 

19 ottobre 2020

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