In primo grado l’uomo è stato condannato a 5 mesi di reclusione per aver tentato di uccidere il suo cane, annegandolo. LNDC Animal Protection torna a chiedere un inasprimento delle pene. Rosati: “Bisogna fare in modo che questi reati vengano presi più seriamente e puniti in maniera adeguata”.

A distanza di 4 anni esatti dal drammatico evento che aveva visto protagonista la povera Mia, fortunatamente salva per miracolo, è finalmente arrivata la sentenza di primo grado per l’uomo che aveva tentato di annegarla legandole una pietra al collo e gettandola nelle acque del mare di Lido Valderice. Si chiude così – almeno per il momento – un processo che era partito decisamente col piede sbagliato, dato che inizialmente il PM aveva chiesto che il caso venisse archiviato ma poi LNDC Animal Protection era riuscita a ottenere l’imputazione coatta.

Alla luce della sentenza di condanna è ancora più incredibile che inizialmente il Pubblico Ministero avesse chiesto l’archiviazione di questo caso, col rischio che Mia restasse del tutto senza giustizia”, commenta Piera Rosati – Presidente di LNDC Animal Protection. “LNDC Animal Protection fu l’unica associazione a presentarsi a quell’udienza e a opporsi con determinazione a quella richiesta, motivando nel dettaglio i motivi per cui fosse irricevibile e infatti il GIP ci diede ragione e dispose l’imputazione coatta. Questo ci dimostra ulteriormente come, a volte, alcuni magistrati non prendano questi reati abbastanza seriamente. Ora, però, c’è da riformare urgentemente il Codice Penale affinché le pene previste diventino più severe e siano un vero deterrente nei confronti di questi comportamenti. All’epoca in cui si verificò questa drammatica vicenda, gli allora Ministri dell’Ambiente e della Giustizia annunciarono un impegno in tal senso. Era il 2018, e ad oggi non si è ancora fatto nulla di concreto.

Da anni ci battiamo per un inasprimento delle pene e continueremo a farlo”, le fa eco Michele Pezone – Legale e Responsabile Diritti Animali LNDC Animal Protection. “La condanna comminata oggi è di 5 mesi di reclusione, decisamente poco in relazione alla gravità del fatto. Tuttavia, questo caso si impone alla nostra attenzione perché, dopo l’iniziale assurda richiesta di archiviazione del PM, è stato contestato all’imputato il tentativo di uccisione del cane e accade molto raramente di celebrare dei processi di questo tipo, in cui l’uccisione dell’animale è stata – fortunatamente – solo tentata. Il giudice del dibattimento ha poi ricostruito la dinamica dei fatti e le intenzioni delittuose dell’imputato sulla base di una serie di elementi indiziari, gravi, precisi e concordanti che sono stati valutati con molta attenzione. Questo ci consente, alla fine, di poter rivolgere un apprezzamento positivo nei confronti della magistratura giudicante. Attendiamo di leggere per esteso le motivazioni della sentenza e cogliamo l’occasione per ringraziare l’avvocato Angelo Galati che ha rappresentato la LNDC davanti al Tribunale di Trapani”.

23 giugno 2022

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