Un documento contradditorio e a tratti basato su principi infondati che rischia di creare solo confusione e un arretramento nella lotta al randagismo. Penalizzate le attività delle Associazioni protezionistiche e di volontariato. LNDC scrive al Presidente della Regione e al Ministero della Salute per illustrare le principali criticità.

La Regione Sicilia ha recentemente approvato le cosiddette Linee Guida “per il contrasto e la prevenzione nei riguardi del fenomeno del randagismo”, un provvedimento che era da tempo atteso in una terra martoriata da questa piaga dilagante. LNDC – grazie al lavoro del team legale di Catania rappresentato dalle avv. Tania Cipolla e Irene Rizza e in collaborazione con la Confederazione Associazioni Animaliste Sicilia tra cui L’Altra Zampa – aveva partecipato attivamente nella fase di elaborazione, fornendo indicazioni e suggerimenti dettati dalla loro lunghissima esperienza in questo campo, che però sono stati puntualmente disattesi. Quello che è venuto fuori è un documento pieno di contraddizioni e gravi affermazioni che sono in contrasto con qualunque forma di buon senso.

Tra le cose che lasciano più perplessi c’è il punto in cui si afferma che le sterilizzazioni di massa possono risultare controproducenti anziché centrali per arginare il fenomeno del randagismo. A tal proposito si fa riferimento a fantomatiche “recenti acquisizioni scientifiche” senza però entrare nel dettaglio per supportare tale tesi fermo restando, in ogni caso, che vere e proprie campagne di sterilizzazioni di massa non ci sono mai state in Sicilia e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Non viene nemmeno prevista la destinazione di risorse economiche alle attività di sterilizzazione, che invece vengono riservate “principalmente per strumentario duraturo”.

In merito a un altro strumento fondamentale per il controllo della popolazione canina, e cioè il censimento attraverso il microchip, le Linee Guida non incentivano in alcun modo tale pratica ma anzi scoraggiano la regolarizzazione dei cani attualmente detenuti in maniera irregolare dato che l’applicazione del microchip ad animali di età superiore a 60 giorni è subordinata a una sanzione. Quindi, chi finora non ha messo in regola il proprio cane iscrivendolo all’anagrafe canina sarà ancor meno intenzionato a farlo per non incorrere in una multa.

Come se ciò non bastasse, si rende ancora più arduo l’operato delle associazioni animaliste che già lavorano sul territorio con grande difficoltà. Da un lato si pongono limiti e paletti all’accesso dei volontari nei canili esistenti, richiedendo che le visite devono essere autorizzate da un veterinario e che le persone che frequentano il canile devono seguire un corso di formazione di cui però non si ha traccia. Dall’altro si vieta alle Associazioni di mettere in atto progetti per la realizzazione di nuovi rifugi.

Quando abbiamo letto queste Linee Guida siamo rimasti assolutamente sbalorditi”, commenta Piera Rosati – Presidente LNDC Animal Protection. “La Sicilia rischia di fare un passo indietro di decenni nella lotta al randagismo che, è bene ricordarlo, nella Regione rappresenta da sempre un’emergenza infinita. Si pensa a utilizzare dei droni per monitorare gli animali anziché puntare tutto sulla sterilizzazione dei randagi e sull’incentivazione della sterilizzazione dei cani di proprietà che potrebbe realmente porre un freno alla proliferazione di animali liberi sul territorio, insieme alla microchippatura a tappeto di tutti i cani. Manca inoltre qualsiasi riferimento a campagne di sensibilizzazione e informazione sulla corretta gestione degli animali e sulle leggi a loro tutela, che sono assolutamente fondamentali in un contesto come quello siciliano.

L’avv. Michele Pezone – Responsabile Diritti Animali di LNDC ha quindi inviato una lunga e dettagliata lettera al Presidente Musumeci e all’Assessore Razza esponendo le gravi criticità delle Linee Guida, informando anche il Ministero della Salute.

Voglio anche capire il motivo che c’è dietro al divieto per le Associazioni di realizzare nuovi rifugi, in una terra dove il randagismo è spesso sinonimo di business mentre le organizzazioni di protezione animale serie operano senza scopo di lucro e solo per tutelare il benessere degli animali”, conclude Rosati.

29 novembre 2018

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