Secondo quanto dichiarato si tratterebbe di un provvedimento destinato a contenere la diffusione della Peste Suina Africana, ma sembrerebbe essere l’ennesimo regalo alle lobby di cacciatori e delle armi. LNDC Animal Protection contesta la decisione e si dichiara pronta a impugnarla per vie legali. Rosati: “come sempre le istituzioni scelgono la morte e la crudeltà per risolvere i problemi di convivenza con i selvatici, anziché privilegiare soluzioni meno cruente e più efficaci”.

Nella notte tra mercoledì 15 e giovedì 16 giugno, un cinghiale si era intrufolato nel fossato che circonda Castel Sant’Angelo – nel pieno centro della Capitale – e lì aveva trovato rifugio, arrivando perfino ad addormentarsi tanto era rilassato. Una volta avvistato, alcuni cittadini lo hanno segnalato alla Polizia Municipale che avrebbe assicurato che sarebbe stato sedato, catturato e trasferito in una ipotetica area protetta. In realtà, però, gli agenti della Municipale si sono recati sul posto insieme al personale della ASL che ha proceduto sì a sedarlo ma solo per poi abbatterlo tramite iniezione letale. Continua così la guerra che la Regione Lazio ha dichiarato contro i cinghiali, il cui prossimo passo sarà una decisione – già annunciata – di abbattere 400 esemplari entro un mese a partire dal 18 giugno per, secondo quanto dichiarato, contrastare la diffusione della Peste Suina Africana.

Il cinghiale ucciso a Castel Sant’Angelo ha ricevuto una sentenza senza nemmeno un processo, un’esecuzione sommaria portata a termine senza alcun motivo apparente”, commenta Piera Rosati – Presidente di LNDC Animal Protection. “Come accade quasi sempre, davanti ai problemi di convivenza con gli animali selvatici, le istituzioni scelgono la via della crudeltà e della morte. La Peste Suina Africana è sicuramente un problema ma, come abbiamo anche già scritto un mese fa al Presidente della Regione, Nicola Zingaretti, non è certo con gli abbattimenti e con la caccia che si può fronteggiare questa emergenza. In tutta onestà, questa decisione presa dalla Regione sembra più un ennesimo regalo alle lobby venatorie e delle armi che una vera misura di prevenzione del contagio della malattia.

Non abbiamo ancora avuto modo di visionare il documento annunciato dalla Regione per autorizzare l’abbattimento di centinaia di ungulati, ma siamo già pronti per impugnarlo davanti al TAR del Lazio per fermare questa inutile e scellerata mattanza” fa sapere Michele Pezone – Responsabile Diritti Animali di LNDC Animal Protection. “Ci sono alternative più efficaci e meno cruente per ridurre il numero della popolazione di cinghiali ed è ora che si prenda atto dell’inefficacia della caccia. Questi animali vengono uccisi da anni, eppure la loro popolazione è sempre in crescita, a quanto pare. Questo dato dovrebbe essere sufficiente per capire che si deve andare in un’altra direzione”.

17 giugno 2022

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