Oltre ad aver maltrattato la moglie per mesi, un uomo avrebbe anche ucciso il randagio di cui la donna si prendeva cura da tempo. LNDC Animal Protection sporge denuncia, ricordando la pericolosità sociale di chi è capace di compiere gesti di questo tipo. Rosati: “Chi è violento lo è con tutti e questa ne è l’ennesima dimostrazione lampante. Servono norme più dure e percorsi rieducativi”.

Una storia di violenza a 360° quella che arriva dal ravennate. Per un anno, un uomo ha picchiato in varie occasioni la sua compagna arrivando a darle una testata e un pugno anche il giorno prima del loro matrimonio, a cui comunque la donna si è presentata perché costretta. Le violenze sono andate avanti fino al marzo scorso, quando la donna è riuscita finalmente a trovare il coraggio di scappare e denunciarlo. Nel frattempo, in quei terribili mesi, ha dovuto anche assistere all’uccisione del gatto randagio di cui lei si prendeva cura da tempo. Uccisione messa in atto dal marito, sempre nell’ottica di terrorizzarla e tenerla soggiogata a sé.

Questa terribile storia purtroppo non sorprende nessuno, dato che le cronache sono tristemente piene di casi di maltrattamenti in famiglia e femminicidi, una vera piaga del nostro tempo”, commenta affranta Piera Rosati – Presidente di LNDC Animal Protection. “Allo stesso modo non sorprende che questo soggetto pericoloso e violento abbia riversato la sua crudeltà anche su un’altra creatura del tutto innocente come un povero gatto che aveva l’unica colpa di essere stato accolto e accudito dalla donna, a cui si era affezionato tanto quanto lei a lui. Non sorprende perché la letteratura scientifica è ormai concorde che la violenza sugli animali è strettamente correlata alla violenza sulle persone, in parole semplici la violenza è sempre tale indipendentemente dalla vittima. Chi è capace di uccidere a sangue freddo un gatto, o un qualsiasi altro animale, è capace di compiere qualsiasi efferatezza perché è sostanzialmente un sociopatico pericoloso.

LNDC Animal Protection sporge quindi denuncia per l’uccisione del gatto ai sensi dell’art. 544-bis del Codice Penale che prevede la reclusione fino a 2 anni per chi uccide un animale per crudeltà e senza necessità, proprio come in questo caso. Non ci stancheremo mai di ripetere che le pene attualmente previste dal Codice sono assolutamente insufficienti a sanzionare adeguatamente un comportamento così grave e pericoloso che, come dimostra perfettamente questo caso, è destinato ad essere rivolto anche contro le persone. La politica deve prendere atto della necessità di riformare le norme affinché queste persone vengano adeguatamente punite e, se possibile, riabilitate affinché non rappresentino più un pericolo per nessuno”, conclude Rosati.

17 giugno 2022

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