PAPILLON, IL CURIOSO CASO DELLA PROVINCIA DI TRENTO: UTILIZZA FINANZIAMENTI PER RIPOPOLARE  I “SUOI” ORSI E POI LI IMPRIGIONA

Può una Provincia utilizzare dei finanziamenti a fondo perduto per ripopolare la propria fauna e poi lottare contro la fauna stessa? Sì, se si tratta della Provincia autonoma di Trento. Giovedì 10 dicembre, davanti alla III sezione del Consiglio di Stato, LNDC Animal Protection contesterà fondamentalmente questo cortocircuito logico.

La LNDC si batterà per la liberazione di M49, alias “Papillon”. È l’orso bruno catturato per la terza volta dalla Provincia Autonoma di Trento lo scorso 7 settembre e rinchiuso nuovamente nella prigione del Casteller. Sedato e castrato.

I fatti, in realtà, risalgono a mesi prima. Il 7 maggio 2020, il Tar di Trento rigetta il ricorso di LNDC contro l’ordinanza di cattura e prigionia di M49. In campo per lui, per il nostro fratello orso la cui colpa è stata solo quella di nascere, scende solo LNDC.

A soprannominarlo “Papillon” è il Ministro dell’Ambiente,  Sergio Costa, dopo la sua ennesima fuga dalla struttura Casteller, alle porte di Trento. La seconda. E ce ne sarà una terza. Perché M49 verrà catturato per la terza volta il 7 settembre.

M49 discende dal progetto di ripopolamento denominato “Life Ursus”, progetto milionario finanziato dall’Unione Europea datato 1996, che mirava a ricreare un nucleo di orsi bruni nelle zone del Trentino occidentale, di Bolzano, Sondrio e Verona, ma che di fatto ha seminato sangue e dolore (si pensi a Daniza e KJ2)

M49 non è sicuramente né il primo né sarà l’ultimo esemplare catturato: come lui, all’interno delle recinzioni di sicurezza del Casteller, sono imprigionati altri due orsi: DJ3, rinchiuso da ben 9 anni e M57, costretti a vivere in condizioni terribili, come testimoniato dal verbale dei carabinieri del Cites inviati dal ministro Costa. E per l’ordine di cattura di JJ4 la battaglia legale è parimenti in corso.

Accusa Piera Rosati, Presidente e prima attivista della LNDC Animal Protection: “Negli anni, le proposte di convivenza con i plantigradi da parte della PAT sono state: eliminare un po’ di orsi con il generoso aiuto dei cacciatori, imbandire mense con la loro carne, chiedere alle regioni vicine se volessero acquisire qualche esemplare, oppure inseguirli, imprigionali, ucciderli. Mentre basterebbe una corretta educazione su come comportarsi in presenza di animali selvatici, per evitare massacri inutili e dannosi per la natura e la biodiversità.”.

Per contribuire a salvare M49 e i suoi fratelli animali, clicca qui.

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