Un bando di gara che prevedeva il solo criterio del ribasso ha visto vincitrice una struttura di Reggio Calabria. Rosati: violato il principio di economicità previsto dalla circolare ministeriale, daremo battaglia per non far deportare i cani.

Lo scorso novembre, il Comune di Messina aveva pubblicato un avviso per l’affidamento dei servizi di canile rifugio per i cani di sua proprietà. Il bando, che presentava anche diversi punti interessanti e condivisibili, aveva però alcune criticità che LNDC ha fatto presente al dirigente e al Sindaco con una lettera firmata dalla presidente nazionale. In particolare LNDC ha contestato il criterio di assegnazione che prevedeva la scelta in base al prezzo più basso, chiedendo al Comune di rivedere i termini del bando e valutare l’economicità dell’offerta non soltanto sulla base del ribasso ma anche tenendo in considerazione la qualità del servizio offerto, come del resto stabilito dalla Circolare del Ministero della Sanità n. 5 del 14 maggio 2001.

Il bando è giunto al termine e, il giorno prima dell’apertura delle buste, l’assessore al Benessere Animale Minutoli ha dichiarato che avrebbe fatto cambiare il criterio dell’assegnazione dal prezzo più basso al principio di economicità”, fa sapere Piera Rosati – Presidente LNDC Animal Protection. “Eppure, all’apertura delle buste, in realtà si è proceduto ad assegnare il servizio solo sulla base del ribasso quindi senza tenere nella minima considerazione la qualità dei servizi offerti.

La cosa più grave di tutto questo è che il primo assegnatario è un canile in provincia di Reggio Calabria, quindi anche fuori Regione, dove dovranno essere trasferiti quasi 200 cani provenienti da diversi rifugi nel messinese. Almeno 100 animali affidati da anni alla Sezione LNDC di Messina verranno deportati al di là dello stretto, lontano da chi li ha accuditi fino ad oggi e con cui hanno instaurato un legame profondo. Oltretutto – considerata la distanza – diventerà anche difficile per il Comune di Messina controllare lo stato di detenzione dei propri cani”, continua Rosati.

Come già precedentemente comunicato al comune, un altro aspetto che ci preoccupa in maniera significativa è la durata dell’appalto, pari a cinque mesi. Un tempo così limitato non permette un’adeguata pianificazione delle attività a tutela degli animali sia per quanto riguarda i soggetti che presentano problemi comportamentali e quindi necessitano di un percorso rieducativo, sia per i cani affetti da patologie che richiedono cure a lungo termine. Inoltre, allo scadere dei 5 mesi, ci potrebbe essere la possibilità che i cani vengano spostati altrove. Essendo i cani esseri senzienti e non pacchi o merce, tale evenienza comporterebbe uno stress inaccettabile per gli animali che perderebbero i loro punti di riferimento e le persone con cui in questo tempo hanno stretto un legame”, continua Rosati.

Ovviamente faremo tutto ciò che è in nostro potere per evitare che questa assegnazione si concretizzi e lotteremo per assicurare che tutti i cani del Comune di Messina ricevano le giuste garanzie per continuare ad essere accuditi al meglio come è stato fatto fino ad ora. Auspichiamo che tutti gli animalisti messinesi, indipendentemente dall’associazione di appartenenza, si schierino al fianco degli animali in questa battaglia di civiltà, a tutela dei diritti di chi non ha voce”, conclude Rosati.

La notizia ci è arrivata come una doccia fredda”, afferma Aldo Alibrandi – Presidente della Sezione LNDC locale, “soprattutto perché ci eravamo sentiti un po’ rassicurati dalle affermazioni dell’Assessore Minutoli. I tanti nostri sostenitori in questo momento ci stanno chiedendo cosa succederà e posso soltanto dire che lotteremo affinché tutti i cani del comprensorio messinese – non solo quelli del canile Millemusi – non vengano deportati.”

28 dicembre 2019

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