Mattatoio clandestino e azienda agricola irregolare
LNDC: “Sono esseri viventi, basta profitto cieco”

Scoperta a Messina, dai Finanzieri del Comando Provinciale, una fattoria lager: oltre 230 capi, tra suini, ovini e caprini, uccisi con mazze e coltelli, senza autorizzazioni né rispetto di nessuna norma sanitaria. Sequestrati diversi animali ancora vivi. Sul territorio rinvenuta anche un’azienda agricola con animali privi di qualsiasi indicazione sulla provenienza e la tracciabilità. Piera Rosati, presidente LNDC Animal Protection: “È ora che gli allevatori capiscano che gli animali non sono merce ma esseri viventi che soffrono”.

Scoperto in provincia di Messina l’ennesimo inferno di violenza atto alla produzione di carne e, nello stesso territorio, un’altra realtà che allevava animali privi di ogni profilassi prescritta dalla normativa sanitaria.

Il mattatoio clandestino aveva al suo interno suini, ovini e caprini, 230 in tutto, detenuti in un allevamento sito nel comune di Mongiuffi Melia. Nell’area, adibita abusivamente alla macellazione, è stata trovata tutta la relativa e macabra attrezzatura, tra cui mazze e coltelli, con cui gli animali venivano brutalmente storditi e poi uccisi tra terrore e dolore. Il sequestro è scattato grazie all’intervento dei Finanzieri del Comando Provinciale di Messina, che hanno messo i sigilli a questa fattoria lager, sprovvista di ogni autorizzazione e documentazione sanitaria relativa agli animali.

Sono state le Fiamme Gialle della Compagnia di Taormina a rilevare come il titolare dell’attività, nel non rispetto di ogni normativa vigente in materia, procedesse con disumana crudeltà all’uccisione degli animali con strumenti non regolari, provocando loro infinita sofferenza. Oltre a questo, la conservazione delle carni avveniva utilizzando celle frigorifere prive dei requisiti minimi richiesti dalle norme vigenti.

Diffido sempre da chi alleva animali per profitto”, ha affermato in riferimento alla notizia la presidente LNDC Piera Rosati, “siano essi d’affezione o cosiddetti ‘da reddito’. Questa logica”, continua la presidente, “prevede di ottenere il massimo guadagno con il minimo sforzo, ma tutti gli animali, tutti, hanno esigenze che non possono essere trascurate e che hanno un costo. Dal cibo adeguato alle cure necessarie, la pulizia e la corretta gestione della loro vita in condizioni dignitose rispettandone la natura: tutti questi aspetti comportano un esborso che difficilmente viene considerato da chi pensa solo a guadagnare. È ora che gli allevatori capiscano che gli animali non sono merce ma esseri viventi”, spiega Piera Rosati, “che soffrono e hanno paura come noi. È tempo che criminali come il titolare di questo allevamento lager di Messina, siano puniti in modo severissimo ed esemplare, tale da disincentivare in modo forte e chiaro il possibile ‘vantaggio’ di pratiche analoghe”.

Tutte le attrezzature usate per abbattere gli animali e la cella frigorifera sono stati messi sotto sequestro e la carne, proveniente da capi di bestiame macellati senza autorizzazione e quindi potenzialmente pericolosa per la salute dei consumatori, è stata incenerita su disposizione della Procura della Repubblica di Messina. Gli animali trovati ancora vivi – 58 in tutto tra suini, ovini e polli – non presentavano nessun documento sulla loro provenienza né certificato sanitario: sono stati messi sotto sequestro. Per loro si è accertata la mancata tracciabilità attraverso identificazione e registrazione alla Banca Dati del Servizio Veterinario, ora si attendono i passi dell’Autorità veterinaria. L’allevatore, titolare della ditta sottoposta a controllo, è stato denunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina con i reati di ricettazione e macellazione clandestina, che prevede la pena dell’arresto da 6 mesi ad un anno, ovvero l’ammenda fino a € 150.000,00.

L’azienda agricola controllata dai finanzieri di Taormina, unitamente a funzionari dell’ASP/Servizio Sanità Animale di Taormina, allevava invece capi di bestiame, principalmente maiali ma anche ovini e caprini, privi di qualsiasi indicazione sulla provenienza e la tracciabilità e non sottoposti alla profilassi prescritta dalla normativa sanitaria. In totale sono 12 i suini sequestrati senza marchio auricolare identificativo e 166 quelli privi di profilassi. In questo caso l’allevatore è stato segnalato alla Procura della Repubblica di Messina, con l’accusa di reato di ricettazione e sanzionato a livello amministrativo per la mancata osservanza delle disposizioni sanitarie vigenti.

“Questi poveri animali hanno sofferto in vita e sono stati uccisi con metodi ancor più brutali di quelli già cruenti di una ‘normale’ macellazione. Tutta questa sofferenza al solo vantaggio di vere organizzazioni criminali”, conclude Rosati.

11 marzo 2021