Regione LombardiaNel documento appena deliberato sono state inspiegabilmente eliminate due misure di tutela degli animali d’affezione che erano finora presenti. LNDC scrive alla Giunta Regionale per chiedere modifiche urgenti e si chiede quale sia il reale motivo dietro questa azione: svista o precisa volontà politica?

Recentemente la Giunta della Regione Lombardia ha approvato il nuovo Regolamento di attuazione relativo alla Legge regionale sulla tutela degli animali d’affezione e prevenzione al randagismo. Con estremo disappunto e preoccupazione LNDC ha appreso che il ruolo della Consulta – l’organo previsto dalla stessa LR e che prevede la partecipazione delle associazioni di protezione animale – è stato reso del tutto marginale, se non inesistente, nei lavori necessari per la redazione e approvazione del suddetto Regolamento.

Il risultato è uno strumento attuativo che, se da un lato presenta alcuni lati positivi come il divieto di detenzione a catena, l’inclusione di furetti e gatti in anagrafe, il riferimento al benessere animale, dall’altro mostra delle inspiegabili mancanze che inficiano completamente il resto del lavoro e lo rendono inaccettabile.
In particolare, è scomparso ogni riferimento alla prelazione delle Associazioni o enti aventi finalità di protezione degli animali nella assegnazione di convenzioni per la gestione dei canili e dei rifugi. Tale prelazione, oltre ad essere prevista dalla Circolare ministeriale n. 5 del 14 maggio 2001 in attuazione della Legge Quadro 281/91, consente e assicura un maggiore controllo e una maggiore attenzione al benessere degli animali sia per quanto riguarda le loro condizioni di vita sia per le attività dirette al loro affidamento, così come affermato nella suddetta Circolare.

Inoltre, il nuovo Regolamento non prevede più la distanza massima di 30 km dei canili dai Comuni appaltanti e l’abolizione di questo vincolo – presente fino ad oggi – può comportare una serie di gravi problemi: innanzitutto la possibilità che l’appalto venga vinto da una struttura a centinaia di chilometri di distanza renderebbe molto difficile, se non impossibile, il giusto controllo da parte dei Comuni sul benessere degli animali di loro proprietà; in secondo luogo, l’attuale limite dei 30 km costringe ad una capillarità di piccole-medie strutture, meglio gestibili e più facilmente luogo di temporanea sosta per gli animali in attesa di adozione. Al contrario, senza tale vincolo, si apre la strada a mega-strutture in grado di concentrare più cani possibili da più province, con tutti i conseguenti rischi di mala gestione e non garanzia del benessere e delle adozioni.

Piera Rosati, Presidente di Lega Nazionale per la Difesa del Cane, commenta così: “Entrambi questi fattori fondamentali erano presenti nel precedente Regolamento e il motivo per cui sono stati eliminati appare decisamente inspiegabile e pericoloso. Spiace vedere che la Regione Lombardia, da sempre presa a modello per l’attenzione e le politiche rivolte al benessere animale, sia incappata in questo errore che mi auguro fortemente sia dovuto a una svista e non a una precisa volontà politica.”

Rosati ha quindi inviato una lettera all’intera Giunta Regionale chiedendo una modifica immediata al Regolamento appena approvato con il ripristino degli aspetti citati e sollecitando un maggiore coinvolgimento della Consulta e delle Associazioni.

13 febbraio 2017