Al Sindaco
Comune di Roma
Dott. Roberto Gualtieri
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Milano, 23 maggio 2022

Oggetto: tutela del benessere degli animali di proprietà del Comune di Roma

Ill.mo Sindaco,

torno a scriverle a distanza di oltre un mese dalla mia prima lettera a cui purtroppo non ho ancora ricevuto alcun riscontro. Mi rendo conto che una città grande e importante come Roma abbia numerosi e complessi problemi che richiedono una particolare attenzione, ma sono convinta che tra questi dovrebbe trovare il tempo e il modo di occuparsi anche del benessere degli animali della Sua città di cui – le ricordo – è formalmente il proprietario e, di conseguenza, responsabile.

Le riunioni della Commissione Trasparenza a cui hanno partecipato in passato il nostro legale Michele Pezone e la nostra Referente Regione Lazio, Emanuela Bignami, hanno evidenziato una serie di criticità in merito alla gestione dei canili rifugio del Comune di Roma, con particolare riferimento agli aspetti sanitari e di medicina veterinaria. In primo luogo, è inconcepibile che non vengano fornite in maniera diretta informazioni sanitarie e mediche sui cani che i volontari propongono in adozione, ma che per ottenerle sia necessaria una richiesta di accesso agli atti da presentare al Comune. Questa decisione comporta delle lungaggini nei tempi di risposta che rendono molto difficile, se non impossibile, la formalizzazione delle adozioni perché la maggior parte degli adottanti non è disposta ad attendere un mese per adottare un animale, né si può pensare di dare in adozione un cane senza fornire informazioni precise e trasparenti sulle sue condizioni di salute. Peraltro, abbiamo avuto contezza del fatto che tali informazioni non vengono fornite nemmeno agli adottanti una volta che il cane è stato affidato e questo è inaccettabile perché non permette alle famiglie di essere a conoscenza di eventuali problemi di salute del cane che hanno accolto in casa.

In secondo luogo, è quantomeno singolare che non sia effettuata né prevista una adeguata profilassi vaccinale e che non vengano effettuati monitoraggi sulla presenza di eventuali zoonosi trasmissibili anche all’uomo come la leishmaniosi o la rickettiosi, patologie assolutamente curabili ma di cui bisogna essere consapevoli nel momento in cui si gestisce o si prende in adozione un animale.

A tal proposito, è tutta la gestione veterinaria che presenta diverse criticità. Innanzitutto, è prevista un’assistenza medica H24 ma non è chiaro chi debba portare un animale malato o sofferente presso la clinica convenzionata e questo può comportare gravi conseguenze come per il caso di Belen, di cui le avevo scritto il mese scorso, soccorsa soltanto 16 ore dopo e a seguito di continue insistenze da parte dei volontari, e ricoverata presso una delle migliori cliniche veterinarie di Roma a spese dell’Associazione.

Ancor più grave è il caso di Rocky, deceduto nei giorni scorsi dopo essere stato ricoverato d’urgenza dai volontari presso una clinica privata dato che – a seguito di un cambiamento di terapia di cui non abbiamo compreso le ragioni, visto che il cane era stabilizzato – aveva cominciato ad avere crisi convulsive molto forti e molto frequenti. Crisi che sono state segnalate, oltre agli uffici comunali, anche al veterinario convenzionato che però non è intervenuto in alcun modo. Il cane, quindi, è arrivato in clinica quando ormai era troppo tardi ed è stato necessario ricorrere all’eutanasia per evitare che soffrisse ancora. Tra l’altro, anche l’effettuazione dell’eutanasia è risultata particolarmente difficile da realizzare perché il Comune – in qualità di proprietario – avrebbe dovuto dare l’autorizzazione ma il funzionario si è rifiutato in assenza di un parere del medico convenzionato, nonostante avesse avuto il parere di una tra le migliori cliniche veterinarie della città. Per ovviare a tale inconveniente, si è quindi proceduto con l’adozione del cane da parte di un operatore del canile che poi ha dato il consenso all’eutanasia. Ovviamente tutto questo ha allungato inutilmente la sofferenza del povero animale, senza che ce ne fosse un reale motivo.

Inoltre, da quanto sancito dalla convenzione, è prevista una sola visita settimanale da parte del veterinario – assolutamente insufficiente per monitorare lo stato di salute di circa 600 cani. Senza contare che tale visita può essere addirittura svolta mediante videochiamata, quindi senza la presenza fisica del medico che può constatare realmente le condizioni di eventuali animali bisognosi di cure. Una scelta a dir poco assurda e senza alcun senso, che già sarebbe di difficile applicazione con umani – che quanto meno possono riferire eventuali sintomi – ma che diventa impossibile nei confronti di animali che chiaramente non possono spiegare a parole un eventuale malessere.

Un’ulteriore criticità è rappresentata dal fatto che l’inserimento e l’abbinamento dei cani nei box viene decisa dal veterinario, senza il supporto di educatori o istruttori cinofili o di un veterinario comportamentalista. I veterinari “generici” infatti spesso non sono in grado di valutare adeguatamente il temperamento e il comportamento dei cani e proprio per questo esistono figure specializzate che dovrebbero essere interpellate, quanto meno in alcuni casi, per evitare episodi gravi che possano mettere a rischio l’incolumità dei cani stessi nonché del personale e/o dei volontari che operano nella struttura.

In ultimo, devo purtroppo far notare che mi è stata riferita una scarsa volontà di collaborazione da parte degli uffici preposti nei confronti delle Associazioni di protezione animali, tanto che un nostro avvocato ha dovuto scrivere per sollecitare la ricezione di alcuni referti di esami autoptici ricevendo peraltro una risposta incompleta e poco chiara. Ribadisco che capisco che gli uffici siano oberati da tante incombenze, ma una città civile che si rispetti non dovrebbe relegare il benessere animale ad argomento di poco conto. So anche che si sta lavorando a una nuova convenzione per quanto riguarda l’assistenza veterinaria in vista del 2023, ma le criticità attuali vanno risolte prima di tale data perché altrimenti potrebbero verosimilmente ricadere in maniera grave sulla salute e la vita degli animali di proprietà del Comune di Roma.

Quelle elencate sono soltanto alcune delle criticità che i nostri referenti locali hanno potuto notare in merito alla gestione delle strutture comunali. Rinnovo quindi la nostra disponibilità a un incontro e a una collaborazione per risolvere questi gravi problemi grazie al supporto della nostra esperienza decennale su questi temi. Nel frattempo, comunque, la informo che le problematiche più gravi tra quelle elencate – in primis il caso di Rocky – verranno portate dai nostri legali all’attenzione della Procura per valutare la sussistenza di eventuali fattispecie di reato.

Fiduciosa che vorrà prestare la massima attenzione alla situazione, nel pieno rispetto della vita e del benessere degli animali, resto in attesa di un riscontro e porgo distinti saluti.

Piera Rosati
Presidente
Lega Nazionale per la Difesa del Cane