Egregio sig.
Dott. Sebastiano Musumeci
Presidente della Regione Sicilia
Inviata via PEC agli indirizzi: presidente@certmail.regione.sicilia.it e segreteriagabinetto@regione.sicilia.it

Egregio sig.
Avv. Ruggero Razza
Assessore alla Salute
della Regione Sicilia
inviata via pec all’indirizzo: assessorato.salute@certmail.regione.sicilia.it

e p.c.
Gent.ma sig.ra
Dott.ssa Giulia grillo
Ministro della Salute
Inviata via pec agli indirizzi: seggen@postacert.sanita.it e segreteriaministro@sanita.it

Spett.le
Direzione generale della sanità animale e dei farmaci veterinari
Inviata via pec agli indirizzi: dgsa@postacert.sanita.it e sanita.animale@sanita.it

Oggetto: linee guida per il contrasto e la prevenzione nella Regione siciliana del fenomeno del randagismo

Scrivo la presente nella mia qualità di Responsabile Diritti Animali della Lega Nazionale per la Difesa del Cane per significare quanto segue.

Con deliberazione n. 468 del 19/11/2018 la Regione Sicilia ha espresso un positivo apprezzamento in relazione alle linee guida in oggetto, in conformità alla proposta di cui alla nota dell’Assessore Regionale alla Salute avente prot. n. 85130 del 16/11/2018.

Dalla lettura delle dette linee guida si evincono gravi affermazioni che l’associazione che rappresento non può fare a meno di stigmatizzare, e sulle quali mi soffermerò a breve. Ma vorrei da subito sottolineare come il documento in parola, lungi dal rappresentare un idoneo strumento di indirizzo per il contenimento del fenomeno del randagismo, si presenta in parte come una mera relazione riepilogativa delle attuali condizioni del randagismo siciliano ed in parte come un’elencazione di principi astrattamente giusti, ma che vengono poi incredibilmente contraddetti nello stesso documento. Di fatto, come illustrerò a breve, le uniche regolamentazioni previste in modo minuzioso sono rivolte a limitare fortemente l’azione dei volontari, che già operano in condizioni di grave difficoltà. Per converso, non si rinviene nel documento una sola indicazione concreta circa le modalità di incentivazione delle adozioni nei canili (addirittura vengono scoraggiate quelle che vengono definite le “adozioni forzate”, cioè quelle dettate da motivi compassionevoli), né vengono definite con chiarezza le competenze e le responsabilità delle ASP nella previsione e nell’attuazione di piani straordinari di controllo e sterilizzazione dei cani sul territorio.

Le affermazioni che lasciano veramente sgomenti sono quelle relative alle sterilizzazioni. Nonostante le linee guida, al punto 4, riconoscano alle sterilizzazioni un “ruolo centrale nel controllo della diffusione del fenomeno del randagismo”, il documento in esame in più punti mina alle fondamenta la possibilità di contrastare seriamente il randagismo attraverso le sterilizzazioni. Si legge, invero, che “recenti acquisizioni scientifiche suggeriscono, tuttavia, di effettuare una pianificazione oculata delle sterilizzazioni evitando campagne di massa che il più delle volte possono risultare controproducenti”. Saremmo desiderosi di conoscere quali sono gli studi scientifici che avrebbero acclarato un aumento del randagismo a seguito di sterilizzazioni di massa, sterilizzazioni che peraltro non ci risultano mai essere state attuate con tali modalità, essendo sempre molto ridotto il numero dei cani sterilizzati rispetto a quanto sarebbe necessario.

Sempre nel punto 4 delle linee guida, si legge che “l’attenzione principale deve essere rivolta ai cani c.d. fuori controllo, vale a dire ai cani che, pur avendo un proprietario, dispongono di grande libertà di movimento sia nel tempo che nello spazio”. Davvero non si comprende il motivo per il quale si dovrebbe porre maggiore attenzione ai cani che hanno un proprietario rispetto ai randagi vaganti sul territorio e liberi di riprodursi. Peraltro, se i cani di proprietà privata sono davvero “fuori controllo”, ciò dovrebbe comportare delle sanzioni nei confronti dei proprietari per malgoverno e omessa custodia, se non addirittura per abbandono, ma tale indicazione non è contenuta nelle linee guida. Il controllo delle cucciolate dei cani privati va ovviamente effettuato, ma certamente non si può affermare che questa sia la via maestra per combattere il problema del randagismo.

Per effettuare le necessarie sterilizzazioni, poi, occorrono adeguate risorse, e desta preoccupazione quanto detto in tema di ripartizione di queste ultime, laddove si afferma di dover bilanciare “la destinazione delle risorse per il personale medico veterinario, per i materiali di consumo e i farmaci, ma principalmente per investimenti per strumentario duraturo”, strumentario di cui non si comprende la pertinenza con la pratica delle sterilizzazioni. Per l’effettuazione di queste ultime, invero, occorrono solo medici veterinari, materiali di consumo e farmaci. Sottrarre disponibilità economiche a queste ultime voci di spesa in favore di “strumentari duraturi” è foriero di conseguenze negative in un contesto in cui sono fondamentali le risorse per le sterilizzazioni.

Inoltre, per attuare un controllo efficace sulla popolazione canina presente sul territorio, l’altra pratica che va implementata è quella del censimento di tutti i cani attraverso l’apposizione del microchip e l’iscrizione all’anagrafe canina. Le linee guida non solo non forniscono alcun concreto indirizzo in merito all’incentivazione di questa pratica, facendo addirittura affidamento sull’innovativo strumento dei droni e delle videocamere “per studiare fluttuazioni e passaggi di animali”, ma di fatto scoraggia la messa in regola di cani di proprietà privata, laddove conferma l’obbligo per il proprietario che intende iscrivere il cane in anagrafe di indicare gli estremi di identificazione della madre e laddove conferma la necessità di elevare la multa qualora il cane da iscrivere abbia un’età superiore ai 60 giorni. Tali indicazioni possono essere astrattamente corrette ma, in un contesto emergenziale qual è quello del randagismo in Sicilia (come riconosciuto nello stesso documento in esame), finiscono per ostacolare l’emersione di cani fino a quel momento detenuti in modo irregolare. Tutto ciò finisce per rappresentare un ulteriore ostacolo alla mappatura dei cani presenti nella Regione che possono diventare nuovo bacino di randagismo. Bisognerebbe, al contrario, prevedere delle procedure agevolate per incentivare la microchippatura dei cani, considerando che il fine ultimo deve essere quello della registrazione di tutti i cani presenti sul territorio.

Quanto alle strutture di ricovero, le linee guida sembrano focalizzare l’attenzione sulle strutture “non ufficiali”, le quali presentano carenze strutturali e problemi di sovraffollamento, per cui è certamente necessaria un’intensa attività tesa alla loro riqualificazione, ma vanno parimenti adeguatamente controllate le strutture ufficiali che presentano situazioni di sovraffollamento. Vanno inoltre date indicazioni specifiche e non generiche circa le modalità di apertura dei canili, compreso i giorni festivi.

Quanto all’accesso nelle dette strutture da parte dei volontari, se da un lato si afferma che questi ultimi dovrebbero poter accedere senza bisogno di speciali procedure e autorizzazioni presso i rifugi per il controllo della gestione delle strutture medesime, dall’altro vengono imposti innovativi vincoli, laddove si prevede che le visite devono essere autorizzate da un medico del servizio veterinario e gestite da personale specializzato e che chi intende frequentare il rifugio deve fare un corso di formazione, ancora da istituire. Anche in tal caso, previsioni corrette solo in astratto finiscono per rendere più difficile l’accesso dei volontari nei rifugi.

Di fatto le indicazioni più stringenti sono quelle che limitano le attività delle associazioni protezionistiche e di volontariato, alle quali viene addirittura fatto divieto di attuare progetti finalizzati a realizzare rifugi o strutture affini, anche se questi dovessero essere conformi alle vigenti normative.

Le indicazioni ed i suggerimenti forniti dai rappresentanti della LNDC durante la fase di elaborazione delle linee guida sono stati purtroppo disattesi, ed il risultato è che le linee guida in esame si prestano, per la loro genericità, contraddittorietà e infondatezza di alcuni principi espressi, ad interpretazioni che possono persino essere di nocumento all’attività protesa a combattere e debellare il fenomeno del randagismo in Sicilia.

Con la presente, pertanto, sono a richiedere che le criticità segnalate siano oggetto di ulteriore riflessione e che le linee guida sulle quali la Regione Sicilia ha già espresso un positivo apprezzamento siano oggetto di modifiche e integrazioni nel senso sopra indicato.

Si resta a disposizione per ogni chiarimento e si porgono distinti saluti.

Avv. Michele Pezone