Al Presidente della Camera

Al Presidente del Senato

Al Ministro per l’Ambiente

Milano, 18 gennaio 2021

Oggetto: richiesta di interpretazione autentica del punto 756 della Legge di Bilancio 2021.
 

Noi sottoscritti Piera Rosati, Presidente della Lega Nazionale per la Difesa del Cane e Michele Pezone, Responsabile Nazionale Diritti Animali della detta associazione, esponiamo quanto segue.

Dalla lettura della Legge n. 178/2020 (Legge di Bilancio 2021), abbiamo constatato che vi sono diverse previsioni positive per quel che attiene alla tutela degli animali.

In particolare, abbiamo apprezzato la previsione (art. 1 comma 478) che demanda al Ministero della Salute il compito di definire con proprio decreto la possibilità per i medici veterinari di prescrivere i medicinali umani per gli animali da compagnia, tenendo conto del costo delle cure e della parità del principio attivo. Confidiamo nel fatto che l’emanando decreto del Ministero della Salute possa consentire nella maniera più ampia possibile ai veterinari di prescrivere, a parità di principio attivio, medicinali ad uso umano, dando la possibilità ai tanti cittadini che possiedono animali di ottenere grande risparmio economico.

Abbiamo apprezzato altresì le previsioni che consentono ai Comuni in deficit di chiedere al Ministero dell’Interno un aiuto economico per la ristrutturazione dei propri “rifugi per cani randagi” non a norma (ne sono tantissimi), utilizzando un apposito fondo di 10 milioni di euro, che potrà garantire condizioni di maggiore benessere ai cani in attesa di adozione (art. 1 commi 778, 779, 780).

Degno di nota è anche il contributo di un milione di euro per il Fondo per il recupero della fauna selvatica presso il Ministero dell’Ambiente, destinato ad associazioni riconosciute che gestiscono Centri di cura e recupero (articolo 1 commi 757 e 758).

Quanto ai commi 755 e 756 dell’art. 1 della Legge di Bilancio, se è da salutare positivamente l’istituzione del “Centro nazionale di accoglienza degli animali confiscati” di specie esotiche CITES e l’assegnazione di un relativo fondo per le spese di gestione pari a tre milioni di euro annui, non si comprende il significato di quanto stabilito al successivo comma 756, secondo il quale “gli animali sottoposti a sequestro ad opera dell’autorità giudiziaria restano nella custodia giudiziaria dei proprietari con oneri a carico dei medesimi proprietari fino all’eventuale confisca degli animali stessi”.

Innanzi tutto, dal tenore letterale del predetto comma 756, che non rimanda espressamente a quello precedente, sembrerebbe che la disposizione normativa si applichi a tutti gli animali sottoposti a sequestro, mentre dai lavori parlamentari si evince che tale disposizione era collegata all’istituzione del centro nazionale di accoglienza degli animali confiscati ai sensi della L. 150/92, e dunque a quelli appartenenti alle specie esotiche CITES, con l’evidente finalità di far risparmiare allo Stato le spese relative alla fase di sequestro precedente alla confisca. Dunque, appare innanzi tutto necessario un chiarimento che delimiti l’ambito di applicazione della norma.

Inoltre, la lettura della norma appare contrastare con la disciplina del sequestro preventivo di cui all’articolo 321 c.p.p., finalizzato a impedire il protrarsi o l’aggravarsi delle conseguenze del reato e con quanto stabilito dall’art. 19-quater disp. att. c.p., a mente del quale gli animali oggetto di provvedimenti di sequestro o di confisca devono essere affidati ad associazioni o enti che ne facciano richiesta individuati con decreto del Ministro della salute, adottato di concerto con il Ministro dell’Interno.

Pertanto, l’unica chiave di lettura possibile dalla disamina delle norme sopra citate è che gli oneri della custodia giudiziaria debbano essere a carico dei proprietari degli animali fino alla confisca degli stessi, fermo restando che, al fine di impedire il protrarsi o l’aggravarsi delle conseguenze del reato, gli animali debbano essere comunque, laddove necessario, sottratti alla disponibilità dei proprietari e affidati agli enti che diano garanzia di saperli accudire.

Confidando in un doveroso chiarimento sulla portata dell’art. 1 comma 756 della L. 178/2020, che sia di ausilio agli organi inquirenti, giudicanti ed agli operatori del diritto, in attesa di una migliore riformulazione della norma, si porgono deferenti saluti.

Piera Rosati
Presidente nazionale

avv. Michele Pezone
Responsabile diritti animali