Non è possibile mandare i figli a scuola, non è possibile andare a sciare, non è possibile andare a cena fuori. E soprattutto, nel weekend non è stato possibile oltrepassare i confini comunali. Però è stato possibile, in Umbria, andare a caccia e svolgere attività di “controllo della fauna selvatica”, cioè la caccia di selezione, consentita fino al 15 gennaio anche in Sardegna e Molise, in deroga ai divieti di spostamento.

Il paradosso è figlio di illogiche ordinanze partorite dai rispettivi governatori regionali. Che giustificano questo provvedimenti, sostanzialmente, per tutelare l’incolumità degli esseri umani. I governatori si appellano alla necessità di “prevenire e scongiurare” la diffusione di epidemie animali, “gravi danni all’agricoltura e incidenti stradali”.

A dare il via al valzer delle ordinanze a favore della caccia è stata la governatrice della Regione Umbria, Donatella Tesei. Il 7 gennaio ha firmato il provvedimento che ha consentito ai cacciatori di muoversi al di fuori del proprio Comune il 9 e 10 gennaio. Il giorno successivo è stato il governatore del Molise, Donato Toma, a emettere una ordinanza che disciplina la caccia al cinghiale fino al 15 gennaio, stabilendo che lo spostamento all’interno del territorio regionale è consentito. E lo stesso ha fatto il 12 gennaio il presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas.

“Prevenire e scongiurare la diffusione di epidemie animali, gravi danni all’agricoltura e incidenti stradali”. È questa l’assurda formula utilizzata nelle tre ordinanze per giustificare i provvedimenti. Cacciare, secondo i tre governatori, sarebbe utile alla collettività. Talmente utile da far venire meno le misure imposte dal Governo, tese a combattere la pandemia.

“Sconcertante. Tre governatori – spiega Piera Rosati, Presidente LNDC Animal Protection – hanno escogitato dei fragilissimi alibi per legittimare la caccia di selezione. Come ho già ribadito in altre occasioni, la caccia è un’attività crudele e pericolosa – lo dimostrano gli incidenti mortali che coinvolgono gli stessi cacciatori – che certamente non andava sostenuta in un momento storico come questo. Oggi che il distanziamento sociale è un mantra, oggi che restare all’interno del proprio Comune è un obbligo da rispettare per limitare la diffusione del virus, ecco che tre Regioni estraggono dal cilindro motivazioni difettose sia eticamente, che giuridicamente. Le Regioni non possono infatti derogare a quanto previsto dai Dpcm, salvo prevedere ulteriori restrizioni, più rigorose di quanto previsto dal Governo”.

14 gennaio 2021