L’associazione parteciperà attivamente al processo contro il carabiniere che ha ucciso la povera cagnolina con la pistola di ordinanza. Rosati: ci aspettiamo un processo esemplare ed una sentenza esemplare.

I fatti risalgono ad ottobre2019, quando Hollie – una meticcia di appena 16 kg – venne uccisa con ben due colpi di pistola da un carabiniere sull’Isola del Giglio. La sua colpa? Essere stata lasciata libera dalla proprietaria e averlo “aggredito”, mordendo il pantalone senza nemmeno alterare una fibra del tessuto e senza ferire neppure lievemente il carabiniere stesso. All’epoca del fatto, LNDC sporse denuncia per seguire da vicino questo ennesimo caso di crudeltà, ancora più odioso perché commesso da un militare.

A fine dicembre dello stesso anno Il PM chiese l’archiviazione del caso ma LNDC si oppose insieme alla proprietaria del cane. Dunque, il Gip decise di rinviare a giudizio il carabiniere per il reato di cui all’art. 544-bis del codice penale, ribadendo la mancanza di necessità di arrivare a uccidere la cagnolina.

Siamo molto soddisfatti per essere stati ammessi come parte civile anche in questo processo, ora possiamo chiedere giustizia per Hollie”, dichiara Piera Rosati – Presidente LNDC. Le forze dell’ordine devono proteggere i più deboli e tutelare la legalità, di certo non andare in giro ad uccidere in questo modo. Ho il massimo rispetto per chi fa questo lavoro, ma episodi come questo mostrano che c’è una impreparazione spaventosa e che alcuni impugnano con troppa leggerezza la pistola d’ordinanza. Sparare a un cane perché ha morso un polpaccio è una reazione spropositata che non può essere giustificata in alcun modo”.

“Il magistrato che decise di rinviare a giudizio il carabiniere, nel prendere la sua decisione, si soffermò sulla questione dello “stato di necessità”, afferma Michele Pezone – Legale e Responsabile Diritti Animali di LNDC Animal Protection.  “L’art. 544-bis del Codice Penale, infatti, punisce chi uccide un animale per crudeltà e senza necessità. Il Gip – nelle sue motivazioni per il rinvio a giudizio – fece leva proprio sul fatto che mancava la necessità, elencando tutte le altre possibili azioni per allontanare la cagnolina, sottolineando la sua taglia contenuta e la lievità della ‘aggressione’. Ora seguiremo il processo e auspichiamo che anche nel dibattimento si applichi lo stesso ragionamento”.

Ci aspettiamo un processo esemplare ed una sentenza esemplare, ma resta il fatto che le pene previste dal nostro ordinamento sono ancora troppo blande ed è necessario che vengano inasprite con urgenza. La frequenza con cui si verificano episodi di questo genere è allarmante e fa capire che le leggi attuali non sono un deterrente efficace per tenere a bada la crudeltà”. Conclude Rosati.

19 ottobre 2020

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