LNDC scrive alle testate nazionali (di seguito due esempi) per rispondere, con forza, agli articoli usciti negli ultimi giorni – che riportano notizie false e fuorvianti relativamente ai cani ritenuti presunto veicolo di contagio del Covid19.

 

Milano, 16 aprile 2020

spett.le
Il Giornale
Redazione
redazione.web@ilgiornale.it
rettifiche@ilgiornale-web.it 

Oggetto: nota su Vostro articolo.

Egregio direttore,

l’articolo dal titolo “Ecco la ricerca sul contagio: Così i cani randagi infettano l’uomo” a firma di Andrea Pegoraro, pubblicato il giorno mercoledì 15 aprile 2020 sul giornale da lei diretto riporta dei fatti che non corrispondono alla realtà e lesivi alla tutela degli animali.

Le evidenzio che Umberto Agrimi, direttore del Dipartimento Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Sanità pubblica veterinaria dell’Istituto Superiore di Sanità, che si è occupato di Covid e animali domestici e ha visionato i dettagli dello studio oggetto dell’articolo in questione, ha smentito fermamente l’ipotesi che il Covid19 possa essere trasmesso dai cani randagi o più in generale dagli animali d’affezione.

Non solo, altre fonti scientifiche hanno confermato che gli animali non sono assolutamente fonte di contagio, tra questi: il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità, l’Istituto zooprofilattico delle Venezie, la WSAVA (World Small Animal Veterinary Association.

Pertanto, le chiedo un maggiore senso di responsabilità e una maggiore attenzione nella stesura degli articoli e nella formulazione dei titoli, oltremodo quando si trattano argomenti tanto delicati.

Mi preme sottolineare che innescare un passaparola di dati inesatti e fuorvianti significa anche generare panico e disinformazione con il rischio di causare inutili e crudeli abbandoni nonché maltrattamenti sugli animali.

Distinti Saluti,

Piera Rosati
Presidente Nazionale

Milano, 16 aprile 2020

spett.le
Il Mattino
Redazione
redazioneinternet@ilmattino.it 

Oggetto: nota su Vostro articolo.

Egregio direttore,

l’articolo dal titolo “Coronavirus, la nuova ipotesi dal Canada: il «salto» da animale a uomo attraverso i cani randagi” pubblicato il giorno martedì 14 aprile 2020 sul giornale da lei diretto riporta dei fatti che non corrispondono alla realtà e lesivi alla tutela degli animali.

Le evidenzio che Umberto Agrimi, direttore del Dipartimento Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Sanità pubblica veterinaria dell’Istituto Superiore di Sanità, che si è occupato di Covid e animali domestici e ha visionato i dettagli dello studio oggetto dell’articolo in questione, ha smentito fermamente l’ipotesi che il Covid19 possa essere trasmesso dai cani randagi o più in generale dagli animali d’affezione.

Non solo, altre fonti scientifiche hanno confermato che gli animali non sono assolutamente fonte di contagio, tra questi: il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità, l’Istituto zooprofilattico delle Venezie, la WSAVA (World Small Animal Veterinary Association.

Pertanto, le chiedo un maggiore senso di responsabilità e una maggiore attenzione nella stesura degli articoli e nella formulazione dei titoli, oltremodo quando si trattano argomenti tanto delicati.

Mi preme sottolineare che innescare un passaparola di dati inesatti e fuorvianti significa anche generare panico e disinformazione con il rischio di causare inutili e crudeli abbandoni nonché maltrattamenti sugli animali.

Distinti Saluti,

Piera Rosati
Presidente Nazionale