Due macabri ritrovamenti a cavallo di capodanno mostrano che la violenza sugli animali non conosce sosta. Le leggi attuali non costituiscono un vero deterrente perché chi commette queste atrocità non rischia nemmeno un giorno di carcere né altre misure punitive efficaci. Rosati: chiediamo che questi reati vengano considerati per la loro reale gravità e che gli animali non siano più vittime di serie B.

Il 2020 è iniziato nel peggiore dei modi. A Brindisi un gatto è stato ucciso con dei petardi, che gli hanno addirittura staccato la coda dal corpo. Vicino Napoli un cane è stato trovato impiccato a un albero in un bosco. Queste sono solo due delle notizie che in questi giorni sono arrivate alla stampa e si spera che siano gli unici atti di incredibile crudeltà che si sono verificati a cavallo del capodanno. Sono comunque due episodi gravissimi che dimostrano ancora una volta come la violenza sugli animali non conosca sosta nemmeno durante le feste.

“Non è possibile continuare così, la situazione sta diventando davvero senza controllo”, afferma Piera Rosati – Presidente LNDC Animal Protection. “Ho dato mandato ai legali della nostra Associazione di sporgere denuncia per queste ennesime uccisioni nella speranza che le indagini portino a individuare gli assassini spietati che hanno tolto la vita a queste due povere creature innocenti

Oltre alla mancanza di rispetto per altri esseri viventi, il problema è che le leggi attuali non costituiscono un vero deterrente per chi compie queste azioni aberranti perché – di fatto – nessuno fa mai nemmeno un giorno di carcere per aver maltrattato o ucciso un animale. Addirittura, spesso per questi reati viene prevista la ‘messa alla prova’: in pratica con pochi mesi di lavori socialmente utili, la persona che ha ucciso un animale può vedersi annullato il processo e avere la fedina penale immacolata. Semplicemente inaccettabile”, continua Rosati.

Da anni chiediamo che vengano inasprite le pene per questi reati e che gli animali non vengano più considerati vittime di serie B. Chiediamo quindi a tutte le persone civili e rispettose delle vite altrui di firmare la nostra petizione con cui chiediamo non solo pene più severe ma anche che questi crimini vengano considerati con la giusta gravità, prevedendo ad esempio anche il fermo e l’arresto per chi li commette. Al tempo stesso crediamo sia importante educare, soprattutto le nuove generazioni, al rispetto per la vita e quindi chiediamo anche percorsi formativi in tutte le scuole sulla tutela degli animali”, conclude Rosati.

3 gennaio 2020

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