LNDC: “Cina ignobile, mai risposte dal Governo”

Il Festival della carne di cane di Yulin, inaugurato nel 2010, è ora in corso nonostante i controlli delle autorità sulle vendite di cani e i rischi sanitari collegati ai mercati affollati. Secondo i dati del 2020, la Cina è responsabile, ogni anno, dell’uccisione di 10 milioni di cani per il consumo umano. Piera Rosati: “Non si sono fermati nemmeno con la pandemia, sono esseri spregevoli. Abbiamo un dialogo con tanti Paesi ma la Cina ci ignora”. 

L’estate ha segnato il suo arrivo il 21 giugno scorso con il solstizio, mentre in Cina questa data è coincisa con il via del terribile evento: il Festival di Yulin, una cruenta strage di oltre 5.000 cani, squartati, bolliti vivi e mangiati. Dopo anni di critiche sembrava che questo orrore a cielo aperto dovesse finire ma non è così, nonostante il rischio di infezioni e i divieti imposti dalle autorità, il grande “festival della carne di cane” è ora in corso.

“Abbiamo contattato le ambasciate di tanti Paesi in questi anni e di recente, per intervenire e cambiare le regole nel maggiore rispetto degli animali, ma la Cina ci ignora e continua imperterrita orrori come questo”, spiega Piera Rosati, presidente LNDC Animal Protection dopo l’ultima recente lettera scritta all’ambasciatore cinese in Italia Li Junhua. “Un massacro di proporzioni gigantesche”, continua la presidente, “che gli organizzatori chiamano con indicibile sfrontatezza ‘Festival della carne di cane’, come se si trattasse di un evento allegro e divertente mentre si tratta di una pratica anacronistica e crudele”.

Il Festival di Yulin, nella Regione autonoma del Guangxi nel sud del Paese, nonostante i pericoli per la salute derivanti dalle scarse condizioni igieniche in cui versano le bancarelle dei venditori di animali sarebbe stato anche organizzato in evidente contrasto rispetto a quanto stabilito mesi fa dal ministero nazionale dell’Agricoltura, che aveva ufficialmente classificato i cani come ‘animali da compagnia’ e non come ‘cibo’, oltre al fatto che a febbraio 2020 Pechino aveva introdotto un divieto temporaneo riguardo al commercio e al consumo di carne di animali selvatici, per via delle ipotesi che collegavano l’esplosione della pandemia da Covid-19 all’abitudine locale di mangiare pipistrelli e altre specie non domestiche.

“Non si sono fermati nemmeno con la Pandemia”, ha argomentato ancora Piera Rosati: “Questa popolazione è ignobile. I cani destinati al consumo dei partecipanti vengono spesso catturati per strada o rapiti dalle loro case e, dopo giorni di terrore trascorsi ammassati uno sull’altro in gabbie piccolissime con i musi spesso legati con la corda per evitare che la ‘merce si sciupi’, vengono trucidati nelle maniere più crudeli: bolliti vivi, scuoiati mentre ancora respirano, picchiati a morte per renderne la carne più morbida e per procurar loro scariche di adrenalina che, secondo barbare credenze, servirebbe a potenziare l’energia sessuale di chi la consuma”, ha affermato Rosati.

Secondo i dati del 2020, la Cina è responsabile, ogni anno, dell’uccisione di 10 milioni di cani per il consumo umano. “ Dopo decine e decine appelli, ignorati, che io stessa ho rivolto all’Ambasciatore di turno”, conclude la presidente LNDC Animal Protection, “mi rivolgo ai cittadini italiani e li invito ad inviare, in massa, un’email all’Ambasciatore cinese per chiedere di fermare il massacro di Yulin e vietare il consumo di cani e gatti in Cina. La tradizione non può e non deve essere un pretesto per giustificare la cultura della crudeltà e della morte: tradizione e cultura devono adeguarsi alla crescente sensibilità e consapevolezza che gli animali, tutti, sono esseri senzienti e portatori di diritti, quello alla vita in primis”. Queste le email a cui è possibile scrivere per chiedere la fine di questa barbaria: chinaemb_it@mfa.gov.cn e/o segreteria.china@gmail.com.

22 giugno 2021