La presidente Rosati: esche avvelenate, serve una stretta sul territorio. Non c’è più limite al male prodotto dall’uomo ma Comuni e prefetture devono applicare l’Ordinanza contro questo fenomeno criminale!

Un Paese è in lutto, la comunità di Menconico e i residenti della casa di riposo di San Pietro Casasco in Val Curone sono addolorati per la morte barbara e cruenta di Jazz, il golden retriever abilitato alla pet therapy. A ucciderlo dei bocconi avvelenati gettati in un prato nei pressi di Benegasso, probabilmente per eliminare i predatori di animali che competono con cacciatori e bracconieri.

Il reato penale che prevede la reclusione per chi dissemina con esche avvelenate il territorio deve trovare applicazione esemplare. E altrettanto esemplare – commenta la Presidente nazionale LNDC Piera Rosati – deve essere da parte del sindaco la messa in atto di tutti i provvedimenti previsti dall’ordinanza ministeriale. E cioè la delimitazione immediata dell’area, la cartellonistica che avvisa la popolazione, la bonifica dell’area entro le prime 48 ore, la convocazione di un tavolo con le forze dell’ordine in Prefettura, un piano di prevenzione, oltre che l’analisi dei principi attivi che sono stati impiegati per la macabra distribuzione dei bocconi avvelenati. Perché, spesso, si può risalire all’acquisto del principio attivo e quindi restringere il piano delle ricerche. Non dimentichiamo che in Italia è attivo il Centro nazionale di medicina forense presso l’Istituto zoo profilattico di Toscana e Lazio con sede a Grosseto. Sono i nostri RIS della veterinaria, sfruttiamo questa risorsa per contrastare questa piaga che troppe istituzioni non aggrediscono nonostante gli strumenti di legge”.

Jazz era un cane adottato dalla strada, e era stato abilitato presso la scuola di pet therapy di Ovada dalla sua proprietaria, Alessandra Marchesotti, responsabile del centro anziani di San Pietro.

18 febbraio 2017