Una dozzina di casi solo negli ultimi giorni dell’anno dimostrano che la violenza sugli animali è una vera e propria emergenza nel nostro Paese, dove le leggi non puniscono in maniera adeguata chi commette queste efferatezze. Rosati: chiediamo pene più severe ma anche percorsi formativi sul rispetto della vita, affinché ci sia un cambiamento culturale.

Una vittima a Pagani, provincia di Salerno. Un’altra a Ferno, in provincia di Varese. Otto in provincia di Cagliari. Una in provincia di Nuoro. Un’altra, gravemente ferita, in provincia di Agrigento. Non è un bollettino di guerra ma un resoconto, probabilmente parziale, degli animali vittime della violenza umana negli ultimi giorni del 2019. Nello specifico: a Pagani una gattina è stata annegata nella fontana del paese; a Ferno un gatto è stato ucciso a bastonate; a Quartu Sant’Elena (CA), 4 gatti sono stati uccisi con colpi di arma da fuoco; a Flumini (CA), un cane e 3 gatti sono stati avvelenati; nel nuorese un cane è morto dopo essere stato trascinato con un’auto; ad Aragona (AG), un cane è stato gravemente ustionato e sta lottando per guarire.

“È davvero frustrante assistere a così tante uccisioni crudeli e insensate e sentirsi impotenti”, afferma Piera Rosati – Presidente LNDC Animal Protection. “Da sempre denunciamo questi casi alle autorità competenti e siamo coinvolti in centinaia di processi in tutta Italia, ma in moltissime occasioni dobbiamo scontrarci con richieste di archiviazione o, nei casi più fortunati, con condanne insufficienti a punire in maniera adeguata i colpevoli di queste stragi. Le frecce al nostro arco per le battaglie legali sono purtroppo spuntate da una legislazione carente, ma questo non ci fermerà.”

Per questo motivo, LNDC ha lanciato una petizione per chiedere pene più severe per chi uccide e maltratta animali, prevedendo delle aggravanti per le sevizie, il sadismo e la pubblicazione sui social network, e la disposizione del fermo e dell’arresto per chi si macchia di questi reati. Tra le altre cose, però, la petizione chiede anche l’inserimento in tutte le scuole di percorsi formativi sulla tutela degli animali perché – oltre all’effetto deterrente di pene più severe – è necessario educare i cittadini al rispetto della vita di tutti e all’empatia”, continua Rosati.

È importante comunque non girarsi mai dall’altra parte ma denunciare e collaborare con le forze dell’ordine dando informazioni utili quando si assiste o si viene a conoscenza di queste crudeltà commesse contro chi non può difendersi da solo. Bisogna anche considerare che la letteratura scientifica ha dimostrato che chi è capace di fare queste cose agli animali non avrà problemi a fare lo stesso con le persone, quindi si tratta di soggetti pericolosi che vanno fermati quanto prima per il bene di tutta la società”, conclude Rosati.

31 dicembre 2019

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