Un giornale online. Perché? Siamo stati protagonisti di un grande risveglio, pionieri –anni fa – di una nuova coscienza sociale, e politica, legislativa – del coraggio di denunciare la malasanità animale. I lager sono venuti alla luce, l’etologia ha occupato la scena, grandi processi giudiziari hanno reso giustizia agli esseri senzienti e ancora oggi l’attenzione, grazie ai social, resta alta. Dal malessere al benessere, è stata la linea di comune attacco.

Ma la denuncia, che è stata pioniera dell’avvento di una diversa e più compiuta civiltà, ha bisogno oggi di altri e nuovi pionieri, perché la buona volontà va argomentata e vestita con gli abiti della cultura, della buona comunicazione.

Argomentare, cibare la parte sensibile e razionale di una consapevolezza, di un impegno, è dunque il nuovo bisogno, la meta da costruire. Se crescono e si moltiplicano gli spazi di educazione e rieducazione per prepararci a gestire un cane, con scuole, eventi, corsi ovunque, se aumentano le associazioni che fanno del recupero e dell’adozione la buona prassi territoriale, se si aprono i varchi sanitari degli animali in corsia, poco o nulla si scrive sul piano del fare cultura per mettere in relazione tutto ciò che riguarda l’uomo e la vita animale e l’ambiente che condividiamo.

“Sapere” come rieducare un cane non basta, sapere come farlo adottare non basta, sapere come gestire un canile non basta, sapere cosa recita una legge non basta. Sapere come non mangiare carne non basta.
Capire e conoscere è un’altra cosa. Medicina animale, arte, musica, letteratura, storia, volontariato, cibo sono manifestazioni della medesima bellezza, da raccontare e perlustrare come non si era fatto prima.

Dobbiamo raccontare e divulgare l’altra faccia del risveglio, la bellezza. Scrivere per tutti che l’animalista Glenn Gould è il pianista vegano che è finito prima di tutti nello spazio con la sua musica sul Vojager, ricordare a tutti che il libro “L’ultimo gatto nero” ci ricorda che siamo tutti gatti neri, vittime del pregiudizio costruito sul falso perché noi siamo portatori di verità quando non ci facciamo assimilare dal potere che frena il cambiamento…

Dire a tutti che nel tempo dei giubilei, Dio giudicherà non prima di aver ascoltato il giudizio degli animali su di noi, come raccontano i lapponi… Ricordare a tutti che nel ‘900 furono le botteghe degli ortolani a far cadere i primi muri dei regimi totalitari, togliendo le scritte del regime che coprivano le zucchine. Il potere dei senza potere ruppe il silenzio consenziente sulle bugie del sistema, partendo da frutta e verdura…

La storia è quella che è, non ha bisogno di fotoritocchi, va solo riscoperta e condivisa, per aumentare la consapevolezza e la profondità del nostro agire, con la cultura che ci offre gratis, perché è già accaduta, non serve reinventarla.

La bellezza non ha bisogno però di sonnambuli e di distratti, quali noi siamo troppo spesso.

Dietro l’angolo c’è la memoria della prima guerra mondiale, un insieme di alleanze causata, come scrisse lo storico Cristopher Clark, dagli sleepwalkers, i sonnambuli. Non ci si rese conto della tragedia che si stava consumando, la prima guerra civile europea. Ma tra i fatti che ci risvegliano la memoria c’è soprattutto la caduta di Costantinopoli, baluardo dell’impero romano d’oriente.
Come entrarono i turchi? Nonostante il dispiegamento di forze, bastò una distrazione, il nemico passò attraverso delle brecce aperte lungo la cinta esterna delle mura. Ma non avrebbero oltrepassato la barriera se non avessero trovato incredibilmente aperta una delle porte più piccole delle mura cittadine, la kerkaporta, una delle porte, probabilmente tre, un passaggio pedonale.

Bastò una negligenza, una disattenzione, una distrazione, per perdere tutto e far entrare l’assediante. Così cadde un impero. Perché fu lasciata incustodita.

Oggi dobbiamo vigilare perché la nostra kerkaporta, il passaggio al cuore della città, delle nostre città, dei nostri valori, sia sempre chiusa, perché non sia aperta per far passare tempi di guerra, di sopraffazione, di negazione dei diritti faticosamente conquistati per il rispetto della vita.

Risvegliare l’attenzione e le coscienze, dare strumenti di autodifesa, di consolidamento del benessere animale, questo è l’obiettivo del progetto. Raccontare il coraggio di chi, nella vita pubblica, nelle istituzioni pubbliche, non lascia scappare la civiltà, semmai la consolida e la diffonde con progetti di pubblica utilità. Il benessere passa per questa bellezza che è etica e pratica. Ma occorre scriverlo più forte.

Stefania Piazzo

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