Non fu semplice convincere l’allora ad Moretti di Trenitalia a far salire i cani sui vagoni. Ci volle tutta l’attività di mediazione e di “scontro” anche diretto con l’allora sottosegretario Francesca Martini, che faticosamente riuscì a strappare i primi sì dell’amministratore perché i viaggiatori potessero portare con sè i loro quattrozampe. Fu il primo passo. Una conquista di civiltà, che di fatto applicava il diritto alla mobilità dei cittadini sancito dalla Costituzione. Altri passi avanti ce ne sono stati ma ancora una volta è la società a camminare e ad evolversi con tempi più rapidi della politica e delle logiche delle società, in Italia. I cani li puoi portare, ma non devono entrare al bar. Un regolamento, fermo all’età della pietra, fa prendere una rivincita a chi non considera i cani come compagni ma come portatori di patologie, malattie e rischio di colera. La rivincita di Trenitalia sulle piccole conquiste? Ecco la testimonianza diretta della presidente della Lega nazionale per la difesa del cane, Piera Rosati. “Sul Frecciarossa Bari-Milano ho assistito ad una scena veramente triste, se non altro perché Trenitalia dice di essere amica degli animali. In pratica i proprietari dei cani non possono accedere al bar e tanto meno alla carrozza ristorante in compagnia dei loro pets. Quindi chi ha un animale a seguito o lo deve lasciare incustodito o non può usufruire di un servizio che paga. La piccolina in foto e il suo compagno umano sono stati bloccati con un sonoro “bisogna rispettare il regolamento!” da un controllore. Ecco mi chiedo è vi chiedo, che senso ha tutto questo? Nessun senso se non aver realizzato che con Trenitalia i cani possono viaggiare purché non si vedano e non respirino”.
#faremomodificareilregolamento

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