Certo è che la nostra classe politica ha sempre avuto paura dei cacciatori, tanto da arrivare, per favorire gli interessi di questa piccolissima e accanita lobby, a contravvenire alle leggi nazionali, agli accordi internazionali, e a calpestare il buon senso e l’opinione pubblica. Da non dimenticare, tra l’altro, che per le compiacenti deroghe venatorie concesse alle regioni, noi contribuenti abbiamo pagato all’Unione Europea ingenti multe a causa dello sterminio di milioni di esemplari protetti.
In cambio di una manciata di voti le regioni italiane hanno persino fatto carta straccia del parere dell’Ispra-Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che ha decretato la grave emergenza in cui volgono i nostri ecosistemi, e ha indicato di sospendere alcuni tipi di caccia e rinviarne altri con forti limitazioni.
Praticamente, la caccia è mantenuta in vita a suon di favori istituzionali. Concessioni, continue deroghe al calendario venatorio e alle specie cacciabili, vantaggi, incredibili favori come l’articolo 842 del Codice civile che permette solo ai cacciatori di entrare nei fondi privati, a meno che non siano recintati in modo costoso e impegnativo, e di sparare fino a 150 metri dalle abitazioni.
Basti pensare che in un momento storico in cui ci si trova a contrastare con estrema difficoltà criminalità comune, bullismo, sopraffazione e violenza nei giovani e negli adulti, un cacciatore, volendo, in una dimensione domestica può possedere un vero e proprio arsenale. Senza contare che i requisiti minimi imposti dal Ministero della Salute per concedere le licenze venatorie sono davvero ridicoli.
Vorrei ricordare che la caccia non è un diritto né tantomeno un dovere. Si tratta di una concessione, nel merito di un patrimonio pubblico qual è la fauna selvatica. Cacciare è il crudele intrattenimento di squallidi individui, ed è vergognoso che per garantire il loro ripugnante divertimento si ignorino le leggi e i principi di una nazione.

Auspichiamo con forza che la classe politica decida una volta per tutte di smarcarsi da una lobby che cerca di far passare una pratica barbara e anacronistica di morte come un valore da difendere e una tradizione indispensabile per la salvaguardia dell’ambiente. Al contrario, è fondamentale che la politica prenda in considerazione delle vere azioni di tutela della fauna selvatica, patrimonio indisponibile dello Stato, dell’ambiente e delle persone che vogliono godersi la natura senza il rischio di essere feriti o uccisi.