Perché i cacciatori sono protetti dalla politica?

Benché negli ultimi anni il numero dei cacciatori in Italia sia calato in modo esponenziale, fino a totalizzare, oggigiorno, poco più di seicentomila tesserati, e nonostante un’opinione pubblica in gran parte contraria all’attività venatoria, la caccia è mantenuta in vita a suon di favori istituzionali. Concessioni, continue deroghe al calendario venatorio e alle specie cacciabili, vantaggi, incredibili favori come l’articolo 842 del Codice civile che permette solo ai cacciatori di entrare nei fondi privati, a meno che non siano recintati in modo costoso e impegnativo, e di sparare fino a 150 metri dalle abitazioni.
A gran voce, alla fine dell’estate 2017 caratterizzata da siccità e roghi, assieme a tante altre associazioni LNDC si è rivolta al Governo e agli stessi esponenti del mondo venatorio per chiedere, dato lo stato di calamità naturale, un anno di sospensione della caccia. Le istituzioni non hanno risposto, neppure una parola, e la maggior parte delle regioni italiane ha accordato, a inizio settembre, le giornate di preapertura. Politicamente, si può leggere come l’ennesimo tentativo di mantenere in vita un moribondo che fino all’ultimo respiro s’impegna a garantire voti bipartisan, oltre ad essere caro alla lobby dei fabbricanti di armi.
Arcaica e ingiusta, difesa dalle istituzioni al di là di ogni decoro, la caccia seguita a causare milioni di vittime animali, oltre a centinaia di morti e feriti umani, eppure è condannata dal cambiamento, da una nuova coscienza di cui ci sentiamo parte attiva.

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