In difesa degli animali.
Sono molto felice di iniziare a curare questa rubrica sul nostro nuovo sito, e mi piace molto il titolo che la Presidente le ha dato: “Difendiamoli”. Questa parola riassume nel migliore dei modi il lavoro che svolgiamo tutti i giorni nella nostra associazione a tutela degli animali, anche attraverso le tante battaglie giudiziarie nei tribunali di tutta Italia.
Il ruolo di coordinatore dell’ufficio legale nazionale della LNDC per il settore penale mi ha consentito di maturare una vasta esperienza in questo campo e di rendermi conto di come, nell’ultimo ventennio, si sia verificata una vera e propria rivoluzione nel rapporto uomo-animali, rivoluzione ancora in corso e attestata da tante sentenze destinate a rimanere nella storia dell’animalismo, come quelle rese in tutti i gradi di giudizio nel c.d. “processo Green Hill”.

E’ passato tanto tempo da quando mi presentai, oltre venti anni fa, davanti alla commissione esaminatrice per discutere la mia tesi di laurea in Filosofia del Diritto dal titolo “Il diritto degli animali”.Ricordo che un po’ tutti i professori sgranarono gli occhi da dietro la cattedra, ma non tanto per esprimere un disappunto per il tema scelto, quanto piuttosto per la grande curiosità che avevo suscitato illustrando gli scenari nuovi che si stavano delineando e che in effetti si sono avverati circa il nostro modo di rapportarci agli altri animali.
Questa evoluzione (si vedono sempre meno uccelli nelle gabbie e sempre più centri di toelettatura per cani) ha portato inevitabilmente con sé l’esigenza di disciplinare ciò che prima non aveva ragione di essere regolamentato. Fino ad alcuni decenni fa, quando era assolutamente normale tenere i cani tutta la vita legati alla catena, per fargli svolgere le mansioni dell’allarme di casa, non si ponevano neppure lontanamente i problemi della lunghezza minima della catena e del maltrattamento etologico degli animali tenuti in quelle condizioni. Adesso, invece, questi problemi si pongono e approdano nelle aule dei tribunali.
Tali problemi coinvolgono tutti i settori del diritto, sia quello amministrativo (si pensi al regolamento di polizia veterinaria, all’anagrafe canina, alla gestione dei canili ecc.), sia quello civile (responsabilità per danni, problemi condominiali, liti tra coniugi sull’affidamento di animali, proprietà di animali contese ecc.), sia quello penale (la Legge 189 del 2004 ha introdotto nuove figure di reato nel codice penale quali l’uccisione di animali, il divieto di spettacoli con animali, il divieto di combattimenti, ecc.).
Io credo che a breve si dovrà anche cominciare a lavorare a una codificazione organica, come si è già fatto in Francia, che disciplini in modo sistematico tutti gli aspetti della convivenza dell’uomo con gli altri animali, e includere questa materia nei percorsi di studi universitari, come già accade in molte università straniere, compresa la prestigiosa Harvard, dove si insegna “animal law”.

Gli argomenti di cui parlare sarebbero davvero tantissimi ed in molti casi tante informazioni sono già reperibili su internet. Pertanto, la mia intenzione è quella di utilizzare questa rubrica per raccontare casi concreti che ho seguito professionalmente, raccontando il modo in cui sono stati vissuti dentro e fuori il tribunale e mettendo a disposizione di tutti le tante esperienze fatte in questi anni.
Io e la Presidente Piera Rosati siamo certi che anche questo sarà un modo per diffondere una cultura di sempre maggiore attenzione verso i nostri amici a quattro zampe.