Un mio amico, lo scrittore Enzo Verrengia, una volta mi ha detto che secondo lui ogni persona viene al mondo con un pallino. Il suo pallino era, per l’appunto, quello di essere uno scrittore ed il mio – secondo lui – erano gli animali.

Ci aveva preso, senza dubbio. Da piccolo, quando i miei compagni di scuola collezionavano le figurine dei calciatori, io collezionavo quelle degli animali. E quando sentii, a dieci anni, in una trasmissione radiofonica che ascoltava mio padre la mattina, “Onda verde mare”, che il Comandante Dino Emanuelli aveva fondato un’associazione ecologista chiamata “I gabbiani del mare”, corsi ad iscrivermi. Quella fu solo la mia prima esperienza, perché successivamente ho fatto l’attivista in varie associazioni di protezione ambientale. Durante il periodo dell’università, tuttavia, mi sono accorto che l’approccio “conservazionista” di queste associazioni (preoccupate di salvaguardare le specie animali in estinzione o gli ecosistemi per tutelare – in ultima analisi – la stessa sopravvivenza dell’uomo sul nostro pianeta) non era esattamente corrispondente a quello che sentivo intimamente. La vita animale andava tutelata per il valore che aveva in sé, per l’essere ogni vita unica e irripetibile, e questi concetti li ho trovati espressi nel miglior modo possibile dal filosofo statunitense Tom Regan.

Così ho iniziato a frequentare alcune associazioni animaliste pescaresi ed ho conosciuto una persona che, senza saperlo, sarebbe diventata importante nella mia vita, e cioè l’attuale garante per i diritti animali del Comune di Pescara, Lina Bufarale. Per lei ho patrocinato il mio primo processo penale, subito dopo l’abilitazione come avvocato. Lina era stata imputata del reato di diffamazione per avere descritto, in un comunicato stampa, le pessime condizioni di un canile gestito da una società privata e quest’ultima l’aveva immediatamente querelata. Io portai in tribunale un lungo elenco di testimoni che confermarono e documentarono quanto aveva affermato Lina, per cui venne pronunciata la sentenza di assoluzione tra le grida d protesta del proprietario del canile, che lamentava che alla fine quello era diventato un processo contro di lui.

Dopo quell’esperienza, Lina mi propose di curare una rubrica di tipo legale su un sito che aveva messo on line, chiamato zampette.it, oggi non più reperibile sul web. Era un sito che, paragonato con quelli di oggi, era semplicemente preistorico, ma devo dire che la mia rubrica funzionava, eccome. Ogni settimana ricevevo decine di mail di persone che mi esponevano casi che riguardavano i loro animali e io cercavo di rispondere a tutti. Per oltre un anno ho trascorso le mie domeniche a rispondere a richieste di consulenze giuridiche di ogni tipo, cosa che ho fatto gratuitamente e anzi con il piacere di scoprire ogni volta cose nuove, perché per trovare risposta ai quesiti, soprattutto all’inizio, dovevo studiare le norme di riferimento, che erano e sono tuttora poco conosciute dalla maggior parte degli avvocati, non esistendo, ancora oggi, un codice dei diritti degli animali (in Francia lo hanno pubblicato da poco).

Erano i primi anni del duemila, e la cosa andò avanti per un po’, fino a quando la stessa Lina non mi propose di raccogliere i miei interventi più interessanti in un libro. L’idea mi piacque e approfittai delle stamperie on line che si stavano diffondendo per auto-pubblicare un libricino, con un disegno di copertina che ritraeva un cane vestito da giudice, il cui titolo era “L’avvocato degli animali”.

Se lo andassi a rileggere ora, sono sicuro che troverei quel libro quasi banale, ma ciononostante quella fu un’edizione fortunata, ristampata tante volte e presentata in tante città insieme a rappresentanti autorevoli del mondo animalista italiano.

Durante una di queste presentazioni ho incontrato una persona che tutti voi conoscete: Piera Rosati, che all’epoca non era ancora la presidente della LNDC ma curava l’ufficio comunicazione e sviluppo della sede nazionale e che avevo già conosciuto in precedenza quale Presidente della sezione di Pescara e poi responsabile della LNDC per l’Abruzzo.

Piera mi ha subito voluto nell’ufficio legale nazionale della LNDC, di cui oggi sono il coordinatore per il settore penale. Da allora (circa otto anni fa), non ho mai smesso di fare davvero “l’avvocato degli animali”, lavoro che personalmente considero il più bello del mondo.