Sempre più frequentemente leggiamo di animali avvelenati tramite bocconi o esche: gesti che testimoniano meramente la barbarie di cui può essere capace l’uomo.

Schopenhauer sosteneva, oltre due secoli fa: “L’uomo ha fatto della terra un inferno per gli animali” e purtroppo, ancora oggi, nonostante proviamo a definirci una società evoluta tale non siamo affatto.

Tali condotte sono spesso spinte da un odio e da un’ostilità, da una fragilità, che nulla a che vedere con gli animali, ma che, per vigliaccheria o ignoranza, si sfoga su vittime inermi.

Tuttavia, è bene evidenziare che tali comportamenti non rimangono impuniti.

Il codice penale punisce, all’art. 544 bis, “Uccisione di animali”, chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale, con la reclusione da quattro mesi a due anni mentre, nel caso di maltrattamento di animali, l’art. 544 ter, sancisce che, chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale o lo sottopone a sevizie, comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche, è punito con la pena della reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La pena è aumentata se dalla condotta deriva la morte dell’animale.

Difficile individuare i colpevoli, ma non impossibile e diverse sono state le sentenze di condanna emesse dai giudici italiani.

Come comportarsi, allora, se il nostro cane ingerisce un’esca o un boccone avvelenato?

La prima cosa da fare è, naturalmente, quella di rivolgersi ad un medico veterinario.

Ancor prima, se abbiamo a disposizione dell’acqua salata, possiamo somministrarla all’animale per indurlo a rimettere quanto ingerito.

Il medico veterinario, una volta effettuata la visita, potrà stabilire la causa del malessere oppure, nell’ipotesi più grave, del decesso dell’animale.

Se verranno confermati i sospetti di avvelenamento si potrà procedere con una denuncia all’autorità giudiziaria affinché il colpevole venga perseguito.

A regolare la materia vi è, inoltre, l’ordinanza del Ministro della Salute del 13 giugno 2016 recante: “Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o bocconi avvelenati”.

Il termine di validità della citata ordinanza, prorogato da ultimo con ordinanza del 21 giugno 2017, è stato ulteriormente prorogato, con ordinanza del 25 giugno 2018, di dodici mesi a decorrere dalla data del 16 luglio 2018.

Le ragioni alla base della proroga sono state ricondotte alle seguenti considerazioni: la presenza di veleni o sostanze tossiche abbandonati nell’ambiente rappresenta un serio rischio per la popolazione umana, in particolare per i bambini, è causa di contaminazione ambientale e di danni al patrimonio faunistico, l’adozione delle precedenti ordinanze ha reso possibile un maggior controllo del fenomeno con significativa riduzione dell’incidenza degli episodi di avvelenamento e con individuazione dei responsabili che sono stati perseguiti ai sensi delle norme penali vigenti, rappresentando, quindi, un deterrente per il perpetrarsi di ulteriori atti criminosi.

Vediamo, quindi, cosa prevede la normativa ministeriale.

L’ordinanza vieta a chiunque di utilizzare in modo improprio, preparare, miscelare e abbandonare esche e bocconi avvelenati o contenenti sostanze nocive o tossiche, compresi vetri, plastiche e metalli, che possano causare intossicazioni o lesioni o la morte del soggetto che li ingerisce. Sono vietati, altresì, la detenzione, l’utilizzo e l’abbandono di qualsiasi alimento preparato in maniera tale da poter causare intossicazioni o lesioni o la morte del soggetto che lo ingerisce.

Il proprietario o responsabile dell’animale deceduto a causa di esche o bocconi avvelenati o che abbia manifestato una sintomatologia riferibile ad avvelenamento è tenuto, come previsto dall’art. 3, a segnalare l’episodio ad un medico veterinario che emette la diagnosi di sospetto avvelenamento corredata da referto anamnestico. L’ente gestore territorialmente competente o il Sindaco sono responsabili per gli animali domestici senza proprietario.

Il veterinario che emette la diagnosi di sospetto avvelenamento di animale domestico o selvatico, dal canto suo, a norma del successivo articolo, dovrà darne immediata comunicazione al Sindaco del Comune, all’autorità sanitaria locale e all’Istituto zooprofilattico sperimentale competente.

L’azienda sanitaria locale dovrà interessarsi per far individuare il tipo di veleno che ha intossicato l’animale, analizzato tramite l’esame di campioni o di carcasse.

Seguiranno le procedure deputate all’Istituto zooprofilattico che comunicherà gli esiti delle valutazioni effettuate al medico veterinario che ha segnalato l’evento, alle autorità competenti e, se del caso, all’autorità giudiziaria.

Il Sindaco del Comune, a seguito delle segnalazioni di cui all’art. 4 dell’Ordinanza e, dunque, a seguito della comunicazione effettuata dal medico veterinario, dà immediate disposizioni per l’apertura di un’indagine da effettuare in collaborazione con le autorità competenti. Entro 48 ore dalla ricezione del referto dell’Istituto zoo profilattico sperimentale che non esclude il sospetto di avvelenamento o la presenza di sostanze nocive o tossiche in esche o bocconi, provvederà, inoltre, ad individuare le modalità di bonifica del luogo interessato nonché a segnalare la sospetta presenza nell’area, con apposita cartellonistica, di esche o bocconi avvelenati.

Va rilevato, infine, che la segnalazione, per esempio alle forze dell’ordine o al servizio veterinario della azienda sanitaria locale competente per territorio, costituisce un dovere civile anche per tutti gli altri testimoni di atti di avvelenamento di animali domestici, randagi o selvatici che siano, poiché esche e bocconi avvelenati, oltre a rappresentare un atto incivile nei confronti degli animali rappresentano un serio pericolo per l’uomo stesso e per l’ambiente in cui vive.

23 novembre 2018

avv. Elisa Scarpino
Ufficio Legale LNDC – formazione