Sempre più spesso vengono accolte le richieste di coniugi che si accordano, nell’ambito di uno scioglimento del matrimonio, oltre che per il mantenimento della prole, anche per la gestione ed il contributo alle spese relative all’animale di famiglia.

Il Tribunale di Roma, ad esempio, con sentenza n. 2689, Sezione prima, del 6 febbraio 2018, ha stabilito che, nelle condizioni del divorzio congiunto può trovare spazio l’accordo secondo cui uno dei coniugi contribuisce, nella misura del cinquanta per cento, alle spese sostenute dalla controparte per il sostentamento, le visite veterinarie, i corsi di addestramento nella disciplina di agility e quant’altro necessario per la cura e l’accudimento del cane di proprietà del marito rimasto affidato alla moglie.

La sentenza in questione ha, dunque, pronunciato la cessazione degli effetti civili del matrimonio su domanda congiunta ed alle condizioni stabilite dai coniugi che, oltre a regolare i rapporti relativi alla prole, hanno espressamente previsto il contributo alle spese di sostentamento per il cane.

Non solo, anche il passaggio di proprietà dell’animale può trovare accoglimento nell’ambito delle condizioni del divorzio congiunto.

Il Tribunale di Roma, con sentenza n. 5102, Sezione prima, del 9 marzo 2018, ha evidenziato, infatti che, in tale frangente, può trovare accettazione anche l’accordo secondo cui il cane rimarrà ad una delle parti e per il quale queste si impegnano ad effettuare il passaggio di proprietà presso l’anagrafe canina.

Ma anche altre regolamentazioni tra le parti, in merito alla gestione dell’animale c.d. di compagnia, possono trovare conferma.

Il Tribunale di Modena, seconda sezione civile, con decreto dell’8 gennaio 2018, ha ritenuto che deve essere omologato il verbale di separazione consensuale fra i coniugi nel quale si stabilisce, oltre all’affido condiviso dei figli minori e l’assegnazione della abitazione familiare al genitore collocatario, che il cane resterà in quest’ultima sino a quando i figli convivranno con il collocatario, stabilendo a carico dell’altro genitore un contributo economico (nel caso di specie della misura di euro 50,00 e con facoltà per il proprietario di prendere con sé l’animale quando vorrà previ accordi con la controparte).

Da rilevare, ancora, che sono stati presentati diversi disegni di legge in Parlamento al fine di introdurre nel codice civile un articolo relativo all’affidamento degli animali in caso di separazione dei coniugi nel quale prevedere, ad esempio, che il Tribunale, in mancanza di accordo, possa stabilire l’affido esclusivo o condiviso dell’animale alla parte in grado di garantirne il maggior benessere e prevedendo, altresì, un contributo economico per il mantenimento dello stesso.

La direzione è, dunque, quella di una sempre maggiore accortezza nei confronti degli animali di affezione, oramai a tutti gli effetti parte della famiglia, anche in un momento così particolarmente delicato.

L’amore per l’uomo non esclude quello per gli animali, e viceversa, perché l’amore non è mai fonte di separazione né di giudizio. Chi ama, ama e basta. Chi ama e separa, non ha mai iniziato a farlo” (Susanna Tamaro).

21 dicembre 2018

avv. Elisa Scarpino
Ufficio Legale LNDC – formazione