7 aprile
La Giunta Regione Lombardia ha presentato il pdl 68 col quale consentirà a imprenditori privati di beneficiare di fondi pubblici – denaro di noi cittadini – per il risanamento e la costruzione delle proprie strutture private.
Ciò significa che il “privato” che spesso viene accusato di governare strutture lager, sarà ulteriormente facilitato nel gestire il randagismo al solo scopo lucrativo, potendo impiegare tali fondi per funzioni da cui trarre sostanziosi profitti, come ad esempio l’allevamento e/o il pensionamento, rimanendo assolutamente incontrollato.
Tutto ciò nel più totale dispregio della legge 281 che prevede che i Comuni costruiscano canili pubblici dove finalmente il randagismo venga gestito con trasparenza, e in funzione di un vero benessere animale – impedendo le speculazioni vergognose che oggi rappresentano il più squallido business sulla pelle di poveri creature indifese – con l’ausilio prezioso delle associazioni di volontariato, vituperate, reiette e regolarmente costrette, con le sole proprie forze, a riparare ai danni perpetrati da chi non dovrebbe nemmeno accostarsi agli animali.
Il progetto di legge è già all’ordine del giorno della III Commissione Sanità e Assistenza, che si riunirà mercoledì 26 alle ore 14.30.
Ci chiediamo:
• come è possibile che la Giunta Regionale prenda queste decisioni senza nemmeno coinvolgere la Consulta Regionale Randagismo appositamente istituita dal Legislatore Regionale quale organo consultivo della Giunta?
• come è possibile che la Giunta, dopo che il Legislatore Regionale (con un emendamento che fu presentato dall’allora Consigliera Regionale Monica Rizzi) aveva cancellato dal testo originario della legge 16/2006 le parole “privati imprenditori” tra i soggetti ai quali i comuni possono demandare il servizio di custodia dei cani, decida ora che tali soggetti non solo rientrino a pieno titolo, ma esplicitamente preveda per loro anche la possibilità di beneficiare di fondi pubblici?
Gent.mo Dott. Carugo,
Le scrivo nella Sua qualità di Relatore del pdl in oggetto e specificamente riguardo alle modifiche di cui ai punti 14 sexies e) g) h) i).
Si tratta di modifiche che vanno in direzione sbagliata rispetto al fenomeno del randagismo che la legge dovrebbe prevenire prima secondo logica , poi secondo esperienza diretta della Sua Regione ed in ultimo per esperienza personale, ultradecennale di gestione di canili-rifugi.
Infatti, il privato che dalla gestione di un rifugio per animali abbandonati intende (anzi da liberista convinto dico deve), trarre un lucro non ha alcuna ragione né di incentivare le singole adozioni (il proprio core business sono i singoli cani) né in generale ha interesse che il fenomemo del randagismo diminuisca, anzi più aumenta più la sua opera diventa indispensabile, come insegna la gestione emergenziale del randagismo nella regioni del centro sud con esiti disastrosi.
In punto il Sottosegretario alla Salute On. Francesca Martini e l’On. Michela Vittoria Brambilla hanno scritto e detto parole definitive che Lei sicuramente conosce.
Quale esperienza diretta nella Sua Regione Le cito solo il caso del Comune di Milano che nel passaggio dalle convenzioni private alla gestione in proprio, in sinergia con le associazioni di volontariato ne ha tratto rilevante vantaggio economico diretto ed indiretto inteso come risparmio di denaro, diminuzione del randagismo, aumento degli affidi e creazione di posti di lavoro.
In punto il Sindaco Moratti con Gianluca Comazzi hanno svolto e svolgono un lavoro eccellente e di esempio per tutto il Paese.
Quale esperienza personale di volontario, amico e amante degli animali, dei cani in particolare Le racconto che affidare un cane dal Rifugio ad una famiglia che lo ama è una soddisfazione che non ha controvalore economico e che il fine ultimo della mia attività di volontariato è la chiusura del canile per mancanza di ospiti: il fine è la scomparsa (incruenta ca va sans dire) del randagismo.
Grazie per l’attenzione.
Gian Luca Scagliotti
Ufficio Legale
Lega Nazionale per la Difesa del Cane
Via Catalani 73